• Mag
    06
    2014

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Negli ultimi quattro anni abbiamo assistito alla grande rinascita della black music dopo un – lungo – periodo caratterizzato più da ombre che da luci, in cui sembrava essere svanita la voglia di trasgredire le ferree e conformiste regole del music business. Una fortissima contaminazione – con l’elettronica in primis – e la contemporanea riscoperta/stravolgimento della tradizione sono stati i due fattori chiave che hanno avuto il merito di riavvicinare il pubblico più smaliziato alle sonorità r&b e soul, facendo scattare quel circolo virtuoso tra audience e media che ha permesso sia di cambiare finalmente aria ai piani alti, sia di alimentare quell’enorme sottobosco a ricambio stagionale capace di sfornare freneticamente materiale di culto: un fiume di grande portata che, dalle vette più elevate (i debutti di James Blake, Frank Ocean, How To Dress Well e The Weeknd per citarne quattro) fino ai rilievi minori di natura locale, continua ad autoalimentarsi e a far parlare di sé, aspettando che arrivi il giorno di una nuova rivoluzione o della – più concreta – saturazione.

In attesa degli album di debutto da novanta di FKA Twigs e, in ottica mainstream, Banks e Sam Smith, il 2014 ha già visto esordire SOHN, Chet Faker, SZA e Lo-Fang. A questa (già di suo) incompleta quanto eterogenea lista di nomi si va ad aggiungere il meno conosciuto Gallant. In un contesto sospeso tra New York e la sua attuale dimora Los Angeles, il giovane Gallant si è fatto strada grazie alla collaborazione con il producer Felix Snow (già al lavoro con SZA), il quale nell’ultimo anno ha modellato buzz-tracks quali Forfeit e Sirens: chiari esemplari di quello che, per il momento, è l’universo sonoro del giovane americano. Un universo che trova una fonte d’ispirazione limpida nel primo – e migliore – The Weeknd, tanto che Zebra EP concettualmente si avvicina a House of Balloons più del patinato – e già dimenticato – passo falso Kiss Land. Condivide con House Of Balloons le stesse sonorità oscure ed urbane, ovattate da un approccio di finto lo-fi ed avviluppate attorno a falsetti riverberati, stesse incursioni di chitarra elettrica, stessi omaggi “pericolosi” (in If It Hurts si “tributa” Adam’s Song dei Blink 182) e, con un po’ di malizia, stesso gusto visivo certificato dagli artwork in bianco e nero e da quei famosi palloncini rintracciabili sia nella copertina del singolo Forfeit, sia su quella dell’EP stesso.

Nonostante punti di contatto fin troppo evidenti e l’alto tasso di derivazione, Zebra EP si fa apprezzare per alcuni dettagli che ne aumentano la varietà: i beat abstract/chill di Forfait (How to Dress Well ad un passo), la battuta pesante di Sirens, l’enorme eco-campana di vetro dell’onirica Manhattan e un brano-bomba come Sienna, fortemente influenzato dalla scuola UK (bass-garage-dubstep).

Frutto in egual misura delle idee di Felix e dei vocalizzi di Gallant, le nove tracce di Zebra EP non hanno la pretesa di cambiare le carte in tavola ma illustrano con dignità il potenziale di un nome che a breve, con ogni probabilità, avrà modo di trovare un ottimo compromesso tra citazionismo e personalità.

25 Maggio 2014
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