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I londinesi Gallon Drunk si presentarono sulle scene in un’epoca in cui in Inghilterra stava per esplodere il fenomeno brit e il rock cercava di rinnovarsi incrociandosi con l’elettronica, il funk e l’hip-hop. La proposta era quanto mai demodè: un miscuglio di blues, surf, country e swing, suonato con impeto hardcore e spirito british, con un occhio a Cramps, Tom Waits, Birthday Party e Gun Club. You, The Night… And The Music, folgorante esordio, rimane il capolavoro insuperato.

La lista dei brani sul retrocopertina assomiglia a un menu: Rev Up TPA è in effetti l’antipasto, un minuto funambolico e dissonante a chiarire le intenzioni del gruppo. In Some Fool’s Mess il basso profondo e imperturbabile di Mike Delanian imbastisce la trama e rappresenta la colonna vertebrale del brano su cui si abbattono latrati chitarristici, percussioni impietose e un organo delirante, mentre James Johnston salmodia spiritato come il peggior Jon Spencer.

Come uno spettacolo vaudeville ad alto tasso etilico, in cui si è perso il controllo della situazione e gli artisti entrano in scena a sproposito, i Gallon Drunk pescano dal cilindro della tradizione musicale gli ingredienti per ricette improbabili ma efficaci. Prendete Just One More: su un torrido tappeto tex-mex si apre il sipario su un organo barocco che lascia presto il posto a uno scarno solo pianistico, a sua volta sopraffatto da percussioni ossee e accordi randagi, mentre il crooning à la Cave del cantante accompagna l’ascoltatore all’uscita.

La conturbante Two Wings Mambo, a base di sospiri suadenti, maracas e basso, è scossa da deflagazioni noise e dalle urla indemoniate di Johnston che qui è più che mai un autentico performer, sorta di Elvis licantropo che si trasforma in un Re Inchiostrocapace di coinvolgere, ipnotizzare e infine infiammare l’audience più fredda. Lo spettrale e cinematografico strumentale che dà il titolo al disco, sembra uscito da un album di Mike Patton. È un momento di quiete prima dell’arrivo del tornado Gallon Drunk, un gruppo scioccante ed eccessivo, costruito su ritmi indiavolati e suonato sfrenatamente.

Immaginate i Cop Shoot Cop che irrompono in un night e scatenano una rissa a colpi di industrial-blues e garage-punk. Non possiamo limitarci ad ascoltare senza venirne posseduti e iniziare a ballare in preda a convulsioni anfetaminiche. Si parte poi per un viaggio al termine della dose con lo swamp’n’roll Night Tide, viaggio che ci porta dalle parti di Memphis con Eye Of The Storm per finire insabbiati e sconfitti a Tucson (The Tornado) tra percussioni tribali, organo e piano allucinati, chitarra esot(er)ica e fischiettii western da titoli di coda.

Quella dei Gallon Drunk è cocktail music per chi dei cocktail ha definitivamente perso il conto ed è ormai allo sbando psico-fisico, voodoobilly per dandy in incognito, colonna sonora per un road-movie notturno. Entrato nel ’94 nei Bad Seeds e poi intrapresa la carriera d’attore, James Johnston scioglierà e riformerà più volte la band, ma non riuscirà a ripetere l’incredibile exploit di You, The Night… And The Music, un disco suonato fuori tempo massimo, fuori tempo, fuori.

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