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    01
    2012

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Discipline

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La “moda” come metafora dell'omologazione, confine entro il quale tutto rimane prevedibile e standardizzato. A cui contrapporre, magari, una parabola artistica lunga e articolata, trent'anni di carriera – quelli di Renato Abate in arte Garbo – passati zigzagando tra premi della critica a Sanremo e la new wave come primo amore, ipotetici alter ego degli amati anni Ottanta (un tempo Franco Battiato e Antonella Ruggiero, ora Morgan, Lele Battista, i Soerba) e percorsi cantautorali sui generis. Senza dimenticare il lavoro come discografico per la Discipline, etichetta autogestita in condivisione con Alberto Styloo e il Luca Urbani qui co-autore nonché co-produttore.

Se il precedente Come il vetro concludeva la trilogia cromatica avviata con Blu e portata avanti con Gialloelettrico, il qui presente La moda rappresenta un po' il fare il punto della situazione per un artista ormai maturo e perfettamente a suo agio. Temi e stili che ritornano come gli inevitabili Depeche Mode (Quando cammino 02), ma anche un'attitudine cantautorale che pur nell'autocitazione infinita di new wave (La moda) ed Eightes al sintetizzatore, riesce a produrre musica ancora interessante e non lontana dal concetto di pop. A sdoganare presso il grande pubblico certe vocalità profonde e blasé à la David Bowie hanno pensato recentemente i Baustelle, eppure Garbo non esita a dare una propria lettura della materia (Sexy), tra sax eccitati, testi seriosi e chitarre elettriche senza sbavature. Per poi cedere in dirittura d'arrivo a un programming languido (Metà cielo) e a reading vicini all'ambient (Architettura Mig).

Ha la solidità dell'esperienza, questo La moda. Un disco razionale, a suo modo rassicurante e volontariamente fuori dal tempo. Con tutti i pro e i contro del caso.

11 marzo 2012
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