• Ott
    01
    2009

Album

Bronzerat

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Superato il primo impatto con una copertina a dir poco orripilante e per nulla rappresentativa della musica contenuta in Lights Out Zoltar!, potreste anche scoprire uno dei vostri dischi dell’anno. A patto che siate consapevoli ammiratori del lavoro di Lee Hazlewood, dei Beach Boys e in generale di certe cadenze tarantiniane anni sessanta/settanta venate di rimembranze chicane – 1952 e 100 mph (in 2nd Gear) – e “cowboy psychedelia”. Locuzione, quest’ultima, che starebbe ad indicare lo stile dei brani dello stesso Hazlewood portati al successo anche da Nancy Sintatra – su tutti This Boot Are Made For Walkin’ ma anche la Bang Bang (My Baby Shot Me Down) di Sonny Bono -, materiale non troppo distante nella concezione generale da quanto si ascolta in questo secondo disco dell’inglese Gemma Ray.

L’obiettivo, in questo caso, è attualizzare l’imprintig di base mascherandolo con un pop di scuola anglosassone (Tough Love), progressioni a marca Portishead (Snuck A Peek), un’ Isobel Campbell decisamente folk (No Water) e vaghezze oniriche (If You Want To Rock And Roll), pur mantenendo gli aromi legati a un certo tipo di immaginario. Più o meno gli stessi che nove anni fa fecero la fortuna degli Shivaree di Ambrosia Parsley, con quella Goodnight Moon tratta da I Oughtta Give You A Shot In The Head For Making Me Live In This Dump tutta sensualità e fascino d’antan.

Ecco. Dove la band americana era fashion ed eleganza patinata da classifica, l’artista inglese è creatività e accelerazione sul versante psichedelia, nell’ottica di un disco che riesce a suonare fresco anche senza inventare nulla di nuovo.

12 Novembre 2009
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