Recensioni

Imperversa il maestrale per le vie di Chiaramonti, paesino della Sardegna in provincia di Sassari che si appresta a ospitare Giorgio Canali & Rossofuoco. Per la sesta edizione di “Not(t)e d’autore” il Gruppo XXL fa planare sull’isola la personalità più schiva e incisiva del rock underground italiano.

Canali si aggira sotto il palco tra il pubblico sparpagliato che attende l’inizio del concerto, si ferma per qualche foto e qualche autografo e poi scompare. Si spengono i riflettori per poi riaccendersi e svelare i musicisti che imbracciano gli strumenti come fucili: sono pronti a scuoterci organi e muscoli. Dall’ultimo album uscito nel 2011, Rojo, arriva a pioggia Regola #1, ‘Benvenuti fra gli effimeri’ così esordisce il capitano col fidato consigliere gin tonic ai suoi piedi. Questo è quello che abbiamo oggi nel nostro paese: anche il sovversivo è pilotato e il dissenso è composto. Così come anche il pubblico, dapprima, è troppo calmo, indugia, si tiene a distanza dal palco. C’è troppo silenzio.

La voce di Canali si scalda e comincia ad affondare tuonante le coscienze; umori e malumori, nostalgie ed eccitazioni decollano con La solita tempesta. Manca l’intrepida energia della Baraldi ma si è comunque travolti dal carisma di un uomo che ha trent’anni di carriera alle spalle, dai CCCP ai CSI fino al suo personalissimo percorso con i Rossofuoco. La batteria di Martelli si placa ed una vena malinconica traccia le sue linee immaginarie sopra le teste di chi intona Lezioni di poesia dal precedente album Nostra Signora della Dinamite. La tregua intimista non dura molto perché Canali riprende ad infervorare gli animi inclini alla rivoluzione con Carmagnola #3: ora il pubblico è sotto il palco, pochi ma fedeli sostenitori che urlano, qualcuno a pugno alzato, ‘c’era una volta un re, seduto alla scrivania c’era una volta una canzoncina: partigiano, portami via’! L’alt-rock ha preso il sopravvento, il buon sangue rock finalmente scorre e si sfoga anche con Ci sarà: bando ad ogni timore, la piccola piazza di Chiaramonti vibra assieme a chitarre e batteria pestata senza pietà.

E ancora Morire di noia dipinge perfettamente la realtà apatica della nostra vita sociale nelle nostre immobili certezze materiali e non. Sai dove se la prende con tutta la carovana di chiesaroli e falsi professanti verità difettose. Canali si allaccia la camicia ed intona le prime strofe di No pasaran, dal vecchio album Giorgio Canali & Rossofuoco, una pietra musicata lanciata in faccia ad una manciata di bersagli. E poi Mostri sotto al letto e Tutti gli uomini tutte d’un fiato, difatti Giorgio è instancabile, ogni tanto la chitarra protesta con qualche scordatura ma, come dice lui stesso “E’ colpa del vento”. E spezzata si fa la voce in Controvento, mentre una morbida e blueseggiante chitarra accompagna la conturbante Il sole di mezzanotte, tra rime dolenti e ciniche: si naufraga nel languore, le persone sotto il palco ora sono di più e più compatte. Insieme si cade nelle rapide sonore con Precipito per poi esplodere del tutto verso il gran finale con 1-2-3-1000 Vietnam cantata, anzi urlata dal pubblico che sembra non aspettar altro che invocare ‘1-2-3-1000 vietnam y hasta siempre comandante’ pensando anche alla voce lacerante di Bertrand Cantat, come da versione studio. La vera chicca, però, è proprio l’ultima, quando arriva a dare vigore all’ideale rojo la Lettera del compagno Lazlo al colonnello Valerio: lamenti e graffi elettrici mentre fischia ancora il vento.

Canali ringrazia ma non troppo, ci tiene piuttosto a precisare “Fatevi fottere!” e posa la chitarra. Pochi istanti dopo è seduto al bordo del palco scambiando sorrisi e parole, poche, con i fan. ‘A chi voleva la libertà che cosa gli diciamo?’: la lotta non è neppure iniziata però almeno durante il live di Giorgio Canali & Rossofuoco i cannoni hanno scintillato in una primavera di sogni e desideri.

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