• Nov
    01
    2007

Autoprodotto

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L’avevamo incontrato qualche tempo fa Giovanni A. Sechi, quando ci capitò tra le mani il suo primo EP Canzoni in Distruzione.
Già allora ne lodammo l’impegno e l’ingegno, racchiusi in una formula
piano-voce che citava Marco Parente nell’estetica generale ma nel
contempo lasciava trasparire una concezione artistica affascinata dai
percorsi liberi e dalle evoluzioni ininterrotte. Il nuovo Una disperata vitalitànon tradisce le attese, alzando anzi ulteriormente il tiro, se è vero
che questa volta l’autore decide di interpretare – perché di
interpretazione si tratta e non semplice lettura – testi poetici
classici (Pasolini, Kavafis, Garcia Lorca, Penna, Saba) vestendoli di
rumori, nenie, note di pianoforte, beat ossessivi, slanci vocali à la
Demetrio Stratos. Ne nasce un quadro decadente, dai toni quasi
drammatici, al centro del quale navigano parole che si allungano, si
stirano, diventano un sussurro, uno sfondo, uno scatto d’ira, una
melodia, un fardello dal peso insostenibile, uno scenario sonoro e
visivo. Rendendo l’opera complessa e di non facile catalogazione, ma
confermando allo stesso tempo le notevoli capacità espressive di un
artista a tutto tondo, da tenere sotto stretta sorveglianza.

1 Novembre 2007
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