• giu
    02
    2015

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Wichita Recordings

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Qualche giorno fa Stereogum ha incoronato Philadelphia come la città attualmente più calda, per quanto riguarda la musica rock, e, a ben vedere, non ha tutti i torti: la scena della città dell’amore fraterno ha realmente i numeri per poter competere con le teste di serie New York, Londra, Los Angeles o San Francisco. Tra chi ci è nato e chi ci ha vissuto anche solo per un breve periodo, sono tanti i responsabili di questa ascesa trasversale. Da una parte abbiamo la tradizione di matrice classic rielaborata da War On Drugs, Kurt Vile – forti di due dei più acclamati e importanti album guitar-friendly degli ultimi anni – e Strand Of Oaks, dall’altra il culto underground a 360° con una certa tendenza allo spleen emo, tra shoegaze (Nothing, Whirr), punk & alternative (Beach Slang), indie al femminile (Hop Along, Waxahatchee) ed eroi lo-fi cresciuti a pane e Bandcamp (Alex G).

Harmony Tividad e Cleo Tucker, in arte Girlpool, stanno idealmente a cavallo tra le ultime due categorie. Il progetto, originario di Los Angeles, nasce da un’idea stilistica ben precisa: due voci, una chitarra e un basso. Nessuno spazio per l’apporto ritmico di una batteria. Se nell’omonimo EP d’esordio dello scorso anno la proposta – vagamente blues – suonava ancora piuttosto acerba e l’urgenza espressiva era limitata da una coesione strumentale in linea con l’età delle Nostre (avevano diciassette anni), nel debutto lungo Before the World Was Big è facile avvertire una certa crescita sotto tutti i punti di vista. Non che quindici mesi possano fare realmente la differenza, ma le dieci tracce del disco pubblicato via Wichita mostrano una grande intesa compositiva che da un lato continua a mirare al minimale e dall’altro permette di sfoggiare armonie vocali più elaborate e generalmente meno sguaiate, trasformando la rabbia riot grrrl in qualcosa di più introspettivo e nostalgico. Un lavoro decisamente coming-of-age, dal titolo fino al passaggio che lo contiene: “I just missed how it felt standing next to you, wearing matching dresses before the world was big“.

Il basso di Cleo Tucker alterna momenti di assoluta linearità (vissuti però da protagonista) a momenti in cui segue, amalgamandosi ad essi, gli arpeggi di chitarra di Harmony Tividad. L’effetto vagamente (volendo esagerare…) Paola & Chiara delle prime First Aid Kit viene quindi scansato da un’attitudine sghemba che di base schiva chorus facili e che, quando li trova, li inserisce all’interno di strutture comunque lontane dai crismi della pop song. I primi Modest Mouse (soprattutto nella titletrack) o lo stesso compagno di tour Alex G (Emily) sono invece riferimenti più vicini, così come l’ancora incontaminato US-Indie dei primi anni Novanta, decennio-guida (lo si capisce anche dai videoclip) delle Girlpool.

In appena 24 minuti di registrato emergono poi le canzoni: oltre alle già citate Before the World Was Big e Emily, altre standout tracks sono Chinatown e Pretty (qui il tappeto è affidato a due note di tastiera), due lullabies dall’impatto melodico candido e soave. Un disco piccolo, in un mondo grande.

23 Giugno 2015
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