Recensioni

6.6

Passato e presente. Da un lato un brutto incidente, dall’altro un’infatuazione pre l’East Coast che non poteva più essere tenuta a bada. Dreamland è il terzo album dei Glass Animals, una sola risposta (valida) per almeno tre questioni fondamentali. La prima riguarda il batterista Joe Seaward, che qualche anno fa è stato investito mentre era in bici, da lì una serie di operazioni e una lunga riabilitazione che hanno permesso al musicista di riprendere le bacchette in mano. La seconda è legata al Covid e più precisamente a come reagire a uno stallo senza vie d’uscite, mentre la terza e ultima questione ha per protagonista Dr. Dre e la fascinazione che esercita, tra i tanti, in Dave Bayley.

Questi incastri vanno a formare un diario che il cantante della band britannica ha abilmente tessuto durante il lockdown, partendo dalla sua infanzia. Dreamland ci lascia dei brani stupendi, It’s All So Incredibly Loud su tutti, canzoni che possiamo classificare “in pieno stile Glass Animals” (e lo possiamo fare da How To Be A Human Being) come Heat Waves, e sprazzi eterei come la title track. Tutto bello, per carità. Ma, come scrivevamo tempo fa, manca il velluto di Zaba, quell’abilità nel combinare hip hop e indie/alternative con maturità sopraffina (merito anche dell’apporto fondamentale di quel genio di Paul Epworth) e, soprattutto, di far viaggiare l’ascoltatore attraverso pianeti lontani.

Da allora il viaggio continua, ma è ben limitato da coordinate terrestri e riferimenti ben più ristretti. Detto questo, i quattro rimangono imbattibili nell’unire melodie e atmosfere quando ingranano la giusta marcia, perciò Dreamland risulta un album interessante, in alcuni punti mirabile, per lo più ordinario.

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