• Dic
    04
    2012

Album

Autoprodotto

Add to Flipboard Magazine.

In casa XL, la nascita della Kaya Kaya Records è talmente recente che il minimale sito ufficiale al momento non contiene altro che tre link ai social network e due link ai siti ufficiali di Stubborn Heart Glass Animals.

Navigando un po’ ci si accorge che non solo la Kaya Kaya Records, ma anche gli stessi Glass Animalssono poco inclini all’utilizzo del web, almeno a giudicare dalla quantità praticamente inconsistente di informazioni a loro riguardo disponibile.

Un moniker che sembra uscire dal generatore automatico di nomi per gruppi indie e quattro ragazzi stanziati ad Oxford, questo sappiamo. Pare anche che la loro prima esibizione live sia avvenuta nello stesso locale in cui i debuttarono i Radiohead quando si chiamavano On a Friday (la Jericho Tavern) e che nonostante sonorità da progetto post-elettronico da uno/due componenti, i Glass Animals salgono sul palco con chitarre e batteria al posto dei Macintosh.

In più abbiamo un EP di debutto, Leaflings, ascoltabile nella sua interezza (quindici minuti) su Spotify e Soundcloud. Influenzato dai mesi trascorsi nei club bass-oriented di South London e da passati boschivi del leader Dave Bayley, l’EP si compone di quattro tracce: Golden AntlersCocoa HoovesDust In Your Pocket e Cocoa Hooves Part II.

Golden Antlers si autointroduce in modo astratto per più di un minuto prima di prendere forma nel suo strano incrocio tra popstep, echi deiPortishead ed un timbro vocale che spazia tra Woodkid a Hayden Thorpe dei Wild Beasts. La cadenza affascina e la melodia del ritornello entra in testa all’istante. Cocoa Hooves tocca corde ancora più raffinate al limite del sophisti, riprese poi in Cocoa Hooves Part II, il suo riuscitissimo continuum soulstep. Battute più regolari in Dust In Your Pocket che nel bridge fa sfoggio di un contrabbasso che sembra essere preso in prestito da qualche dance hit anni ’90.

Glass Animals non sono i primi ad assimilare armonie art-pop, tonalità soul/r&b e basi elettroniche guidate da bassi wobble, ma da quel che si può intuire dai quattro passaggi presenti in Leaflings, a questi ragazzi di Oxford non si può rimproverare nulla.

12 Dicembre 2012
Leggi tutto
Precedente
The Prodigy – The Fat Of The Land The Prodigy – The Fat Of The Land
Successivo
Submotion Orchestra – Fragments Submotion Orchestra – Fragments

album

artista

Altre notizie suggerite