Recensioni

69

Non si può certo dire che i Glass Animals siano nuovi su queste pagine, dato che abbiamo avuto modo di seguirne l’evoluzione artistica fin dall’EP d’esordio Leaflings, recensito sul finire del 2012, quando le informazioni disponibili sulla band di Oxford erano pressoché nulle. Accolti come uno dei primi progetti pronti a raccogliere l’eredità dei Wild Beasts e quella – all’epoca ancora fresca – degli Alt-J, i Glass Animals, dopo la pubblicazione di Leaflings, hanno preferito frenare la foga discografica per terminare gli studi e tornare con grande ambizione verso la conquista – lenta e raggiunta a piccoli passi – di qualche sprazzo di una luce mediatica sempre più luminosa (il singolo Gooey non è passato inosservato e il tour a supporto di St. Vincent ha allargato alcuni orizzonti).

Tra Leaflings EP e l’album di debutto Zaba i quattro inglesi (Dave Bayley, Drew MacFarlane, Edmund Irwin-Singer e Joe Seaward) hanno avuto modo di affinare la propria direzione distaccandosi sempre più dagli ingombranti modelli di riferimento attraverso alcune scelte stilistiche limpide ed azzeccate: i profondissimi bassi di scuola londinese sono sempre protagonisti ma attorno ad essi è stato sviluppato un organico microcosmo colorato composto da tonalità lisergiche allungate con esotismo tribal-world music, una sorta di fantascientifica e vivida foresta sottomarina in perenne movimento ondulatorio messa in scena come se le menti cinematografiche di Méliès e Tim Burton si fossero unite per rappresentare ‘The Zabajaba Jungle’ di William Steig (l’opera che ha ispirato l’intero lavoro).

Tre sono gli aspetti principali che colpiscono di Zaba: l’incredibile pulizia sonora resa possibile da una grande attenzione per i dettagli (fate caso agli svariati sample vicini all’universo animale e nascosti un po’ dappertutto) e dalla produzione di Paul Epworth, già dietro a molti bestseller made in UK nell’ultimo decennio e fondatore della label Wolf Tone; il timbro suadente e sempre più riconoscibile di Dave Bayley; l’astuzia con cui vengono condensati groove, battute downtempo (Intruxx) figli di influenze che arrivano più o meno direttamente dall’universo hip hop (non a caso i Nostri hanno riletto Love Lockdown di Kanye West) e pseudo-ritornelli a taglio r&b spesso ripetuti a dismisura creando un apprezzabile ed ipnotico effetto mantrico. In particolare, l’ultimo aspetto regala brani immediatamente contagiosi e dal repeat facile: Flip (tipo Underwater Love 2.0 cantata da Hayden Thorpe), Walla Walla e le sue allucinazioni, Cocoa Hooves da Leaflingsqui in versione riadattata al mood generale del disco, e ovviamente le tre main track delle uscite pre-Zaba (Gooey, Pools e Black Mambo, mentre manca all’appello Psylla).

Con Zaba i Glass Animals si sono presi il rischio – scampato, ma di poco – di risultare leggermente ripetitivi pur di presentarsi al mondo con un lavoro compatto, elegante ed eccentrico al punto giusto. Più che un’inaspettata sorpresa, una conferma da un gruppo che ha saggiamente trovato la propria – si spera gloriosa – strada, senza rinnegare le origini.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette