Recensioni

Siamo al Link di Bologna, uno dei luoghi di culto per la musica elettronica in Italia. La scorsa settimana, tanto per fare un esempio, c'era Derrik May – uno dei pionieri della techno di Detroit, una vera e propria leggenda vivente. Oggi invece tocca a Gonjasufi, sorta di sciamanico interprete dell'hip hop/wonky più psycho e dopalistico, salito agli onori della cronaca dopo l'ottimo album uscito lo scorso anno per Warp, magnificato dall'eccelsa produzione di Gaslamp Killer e Flying Lotus. Il warm-up è affidato ai bolognesi Quakers And Mormons, side-project abstract hip hop dei My Awesome Mixtape, tutti agghindati nelle loro tuniche. Evolvotron, il loro disco d'esordio, non è una bomba, ma dal vivo i due ci sanno fare, eccome. Mancio picchia duro sull'MPC 2000xl mentre Maolo snocciola il suo rapping con grande sicurezza e ottima presenza scenica. I beats sono belli incisivi, lo showcase scorre omogeneo e compatto, a riprova del fatto che tanto come My Awesome Mixtape che come Quakers And Mormons i regaz danno il meglio di sé sul palco. Ma passiamo oltre, andiamo al sodo.

Gonjasufi, inaspettatamente, si presenta sullo stage con una band di tre elementi: basso, chitarra e batteria. Sulla sinistra, in un angoletto, un altro MPC – un campionatore a pad dell'Akai, lo standard per la produzione hip hop – ed un synth analogico, credo un Yamaha Cs-05 (ma potrei sbagliarmi). Attacca la band ed è subito una sorta di informe poltiglia crossover. I brani si susseguono l'un l'altro senza una qualsivoglia struttura, senza un filo conduttore. I musicisti poi, presi singolarmente, non offrono neppure una performance interessante dal punto di vista tecnico, sembra non abbiano proprio voglia. Il tutto in più scorre senza il minimo groove. Non è né funk, né hip hop, né rock, né metal. Inizia sempre con la “m”, ma non aggiungo altro, lascio all'immaginazione. Il buon Sumach Ecks, dal canto suo, ce la mette tutta. Ma non è un cantante, e probabilmente mai lo sarà. Si limita ad accennare qualche linea atonale costantemente slabbrata da delay ed echo, forse per nascondere una resa ancora peggiore. Inoltre non riesce a creare un contatto diretto con il pubblico, che si aspettava uno dei migliori performer della scena e si ritrova invece un gruppo cover dei Rage Against The Machine.

Verso la fine, finalmente, il Sufi si mette all'MPC e si intravede un bagliore di quello che avevamo apprezzato su disco, ma purtroppo è troppo poco, e comunque troppo tardi. Concludo con due domande: 1) hai le produzioni di due grandiosi beatmaker quali Flying Lotus e Gaslamp Killer e ti fai accompagnare da una live band senza senso? 2) Incidi per una delle più famose etichette indipendenti del pianeta e non hai nessuno che ti spiega come imbastire uno spettacolo decente? Per citare un amico produttore dubstep che era con me: Totally disappointed! E come dargli torto.

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