• Ago
    17
    2018

Album

Anyines

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A quattro anni dall’esordio Beyond Life (che li ha portati anche sul palco del Roskilde Festival) tornano i danesi Gooms, alfieri di un indie-folk sperimentale, oscuro e fortemente manipolato elettronicamente, con un sophomore-album che, complici alcune sfortunate e inaspettate vicissitudini interne alla line-up del gruppo, spinge al limite le intuizioni già particolari della band: infatti, mentre i Nostri registravano le parti vocali realizzate appositamente dal batterista Lasse Bækby Buch, quest’ultimo ha abbandonato i compagni senza quasi preavviso. Un evento che ha spinto i tre restanti Gooms a non cestinare quanto fatto fino a quel momento, ma a rielaborarlo e attualizzarlo alla nuova condizione: le linee vocali di Lasse sono state dunque immerse in paesaggi sonori dove elettronica e strumenti acustici si rincorrono e si confondono, come a sottolineare l’inaspettato mutamento e la relativa presa di coscienza.

Nei quaranta minuti abbondanti di V1 (Descent), terza uscita della label Anyines, ci si ritrova spiazzati e in balia di fenomeni forse non naturali, ma sempre perturbanti: tra un intermezzo acustico e l’altro (ben quattro), è innanzitutto la voce dell’ormai ex-membro ad emergere immediatamente (esemplare che i primi veri brani siano l’ambientale X Hands e la jazzata Sick Sleep, dove l’accompagnamento musicale rimane sempre adeguatamente in sottofondo), prima di venire sommersa tra echi psichedelici (la splendida Bone Apocalypse, sorta d’incontro tra il David Sylvian più espressivo e l’estetica sfuggente e riverberata di Arthur Russsel), schegge impazzite di elettronica HD (Confessions) e persino tendenze liriche opportunamente distorte (Realisation).

Eppure le parole non rendono appieno il fascino di V1 (Descent), disco che trova la sua ragione più profonda nel tentativo, pienamente riuscito, di narrare la progressiva accettazione dei cambiamenti che ci accompagnano durante la nostra vita.

14 Agosto 2018
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