• Set
    01
    2009

Album

Sub Pop

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Gli ingredienti ci sono tutti, esposti con mestiere e molto garbo: le melodie stropicciate e leggiadre, le immancabili nostalgie sixties (ovvero la stucchevolezza Beach Boys e il country aromatizzato Crosby, Still & Nash), quell’immaginario periferico e gentilmente tardoadolescenziale che li accomuna ai molti colleghi di casa Sub Pop (The Shins, Postal Service, Fruit Bats).

Il problema è che poi – a metterli insieme – può capitarti fra le mani un dischetto come questo Keep in Mind Frankenstein, secondo capitolo della formazione capitanata dall’ex Band of Horses Mat Brooke: gradevole, certo, epperò vagamente anonimo, con quel retrogusto di già sentito – si, ma dove? – che non sai se affibbiare alla mancanza di ispirazione o al citazionismo più o meno deliberato cui si abbevera la scrittura del nostro.

In ogni caso, le belle canzoni – come pure le good vibrations – non mancano: Silver Among The Gold, con il suo incedere lieve fra praterie assolate e brezzoline Grandaddy, la mestizia in salsa agrodolce di Oslo Novelist, o il lievitante impasto di trepidazione e spensieratezza di Dig That Crazy Grave, sono ottimi esercizi country-indie-pop alla maniera di Wilco e Iron & Wine che carezzano l’orecchio e promettono di rendere meno gravoso il rientro in città.

10 Settembre 2009
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