• Lug
    24
    2015

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Autoprodotto

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Nell’epoca retromaniaca per eccellenza, una nicchia fortemente auto-caratterizzante è quella del revival synthwave. Come le lontane cugine chillwave e vaporwave, anche la synthwave si basa su rigidi crismi (in primis estetici) post-internet plasmati per la meme generation. Alla base di tutto pulsa un amore nostalgico per gli anni ’80, in particolare per quei ricordi d’infanzia legati all’intrattenimento dell’epoca. Si cerca quindi di ricreare le stesse sensazioni prendendo in prestito qualsiasi elemento (musicale e non) in grado di definire un ben preciso cliché stilistico. Colori al neon, atmosfere notturne, digitalizzazione cyber-futurista e l’automobile come simbolo del viaggio sci-fi. Un microcosmo cross-media che ha trovato spazio, oltre che all’interno della discografia, anche nell’ambiente videoludico (Hotline Miami o Far Cry 3 ad esempio) e cinematografico (da Drive all’apoteosi trash di Kung Fury), creando un dialogo continuo tra le tre discipline. Il cinema, in particolare, sembra essere il principale fulcro, basti pensare alla deriva cinematica della label Italians Do It Better (Symmetry, Chromatics…) o degli Electric Youth o del più recente revivalismo horror-synth Carpenteriano che ha dato il via a progetti francesi come Perturbator e Carpenter Brut (oltre che al ritorno sulle scene dello stesso John Carpenter in persona con Lost Themes).

Tutto questo preambolo per introdurre i Gunship, trio synthwave capitanato da quell’Alex Westaway già co-leader degli alternative/metalcorer Fighstar (ricordiamo con piacere il singolo Waste a Moment) insieme all’ex Busted (la boyband di successo dei primi anni Duemila) Charlie Simpson. L’omonimo esordio lungo dei Gunship si inserisce perfettamente – ma forse leggermente tardivamente – all’interno del contesto descritto in precedenza; l’unico tratto realmente distintivo riguarda la voce, ancora legata alla main band di Westaway. L’unione di mondi diversi (se non proprio opposti) ha talvolta creato nuovi movimenti fondamentali per l’evoluzione della musica, ma in questo caso semplicemente non sembra funzionare come dovrebbe: le sonorità algide e synth-centriche proprio non riescono a sposarsi con il timbro da rocker pseudo-emo del leader, troppo strascicato e finto passionale.

Il connubio funziona forse anche peggio quando entra in gioco la seconda voce di Stella Le Page, come in Fly for Your Life, in cui sopra al tappeto 80s il suo intervento crea un fastidioso effetto corista. Non benissimo neanche quando prende il sopravvento il lato più pop dell’intera operazione (Revel In Your Time ha alcuni momenti veramente troppo grossolani). Queste situazioni lasciano l’amaro in bocca perché le stesse medesime composizioni funzionerebbero alla grande con un altro tipo di apporto vocale. The Mountain, ad esempio, si appoggia su contagiosi cambi di ritmo, Tech Noir – il cui videoclip è un tributo a Robocop – ruota attorno ad una melodia ben strutturata, mentre Maximum Black è pura tensione digitale nella quale è possibile scorgere alcune inflessioni alla Chino Moreno che, se maggiormente utilizzate lungo la tracklist, avrebbero sicuramente impattato positivamente.

Gunship rimane un discreto prodotto di nicchia destinato principalmente ai seguaci della nuova ondata synthwave, magari nei due – clamorosi – formati da collezionista: la cassetta color oro (via post/pop) che nel lato B contiene il videogioco per Comodore 64 Attack of the Mutant Camels e il box composto da CD, t-shirt, poster e occhiali da sole a tema.

23 Novembre 2015
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