Recensioni

7.2

Da collettivo multimediale a trio concentrato sull’elettronica, dall’intelligent house a colori acidi di Polydistortion (1997, ottimo, e con momenti già indicativi degli sviluppi futuri) al minimalismo biancoenero di questo 24/7: i GusGus hanno lavorato di sottrazione, o meglio, per asciugamento. Tra i due estremi, una manciata di dischi e collaborazioni rivelatrici come i remix per Björk, Sigur Rós (naturalmente) e Depeche Mode (ovviamente).

Il disco è austero ed elegante, fin dalla formula scelta, pochi pezzi tutti medio-lunghi, ben visualizzato da una copertina ambiguamente ammiccante e praticamente surrealista, animato dai piccoli palpiti di una tensione sottopelle-sottoghiaccio che non viene mai risolta. Lo strumentale deeptechno Bremen Cowboy a un certo punto "parte", ma senza esplodere davvero. Una tensione innervata di soulness bianca (una voce a tratti Bono primi anni Novanta), che è una tensione sicuramente sensuale-sessuale, con l’idea di un orgasmo che monta ma viene solo sfiorato, e quindi frustrato. Il risultato sono pezzi come Take Me Baby, con quella voce Eyes Wide Shut-izzata che comunica epidermicamente un momento di torbido voyeurismo.

Disco intimamente notturno, fatto di attese disattese e di vuoti, tutto giocato sul concetto di stilizzazione.

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