• Apr
    24
    2018

Album

I Make Records

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«Bendati se vuoi sapere chi sono / sono molto e sono poco / a seconda dei momenti / serve solo non guardare / ché sentire è molto meglio / di sapere e rovinare». Parte così Dischi volanti per il gran finale, album d’esordio di un Gustavo che in realtà è Francesco Tedesco dei Danamaste (alla scrittura, alla chitarra baritona e alla voce, ma su disco ci sono anche Aldo Canditone alla batteria, Antonio di Filippo al sax tenore e Gennaro Ferraro alla tromba). La citazione in apertura non è casuale, dal momento che Gustavo – imperfetto del verbo “gustare” – è un progetto che nasce come una pagina Facebook in cui condividere esclusivamente versi poetici; solo in un secondo tempo Tedesco e i suoi capiscono che in quel materiale ci sono potenzialità musicali tutte da esplorare e decidono di dare alla scrittura una nuova veste.

Lo fanno attraverso una sorta di post-rock con qualche accento jazz e senza troppe velleità sperimentali, che tuttavia regge una ricerca ritmica sul verso sostenuta da una profondità musicale che non è mai mera retorica o sottolineatura grossolana. Nell’album non troverete climax telefonati verso la saturazione tipici del genere di riferimento e nemmeno contrappunti un po’ piacioni tra parole e musica, bensì una struttura ossea solida fatta di fraseggi ricercati, passaggi modali, soli di ottoni, chitarre in odore di Massimo Volume e persino qualche rima con il prog (la title track). Il tutto unito alla capacità di giocare tra melodia e dissonanza («Sei come l’acne / sei come l’odio / come le diete / come le ferite / sei maledetta / sei detta male / sei un equivoco / sei niente di speciale», si canta in I fiorellini del male), e di allestire accurati spaccati per un immaginario letterario che evita di banalizzare, pur raschiando un intimismo spesso espresso in prima persona. È il caso di ottime parentesi come Carente di note puntuali, Sanbenitos e berretti da somaro o Gustavo (1797 – μονογραφία), o magari di versi come «A volte sono anche un fiume in piena / che poi va a mare / senza danni / dal dolce al salato senza piagnistei / dagli argini al mare aperto / dai detriti ai pruriti del sale / fino alla costa / a volte so già il finale / e per cambiarlo mi devo rovinare».

La cosa che sorprende è l’omogenea naturalezza con cui tutto questo viene approntato, una semplicità apparente che in realtà è tutt’altro che banale, e pungola fino in fondo la nostra voglia di stare al gioco e interpretare. È vero, c’è ancora margine per crescere, ma quello che si ascolta in questo disco sorprende oltre ogni previsione, tanto più in un’epoca musicale tristemente abbonata a contenuti spesso di scarsissimo valore.

6 Maggio 2018
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Gustavo

Dischi volanti per il gran finale

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