• Set
    02
    2014

Album

Joyful Noise

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Non ci eravamo certo dimenticati degli Half Japanese, ma tredici anni senza un “vero” nuovo album – anche se di una ristampa come ½ Gentlemen Not Beasts, fulminante inizio della loro saga, abbiamo parlato e volentieri – sono comunque tanti e Overjoyed è un piccolo evento, da questo punto di vista. I fratelli Fair, prodotti da Jon Dieterich dei Deerhoof, sono in forma. Non c’è aria di fiacca o di maniera, i pionieri dell’estetica lo-fi hanno scritto un disco di canzoni ben suonate e allo stesso abbastanza ferroso e piacevolmente scombinato da essere assolutamente coerente con la loro parabola.

Parte forte con It’s Pull, il cui giro di basso fa l’effetto di una pallina che rotola per tutto il pezzo portandosi dietro scarni e taglienti riff di chitarra, e prosegue in un puzzle di brani brevi, senza divagazioni, quanto – spesso – sorprendenti per eclettismo o per stile: ci sono il rock and roll rumoroso (Do It Nation, tra i Cramps e il krautrock o le cantilene nevrasteniche alla Fall) e il pop-punk, ma anche un funky exotico (Brave Enough), un geniale arrangiamento noise di un pezzo di modern surf (Oversized and Joyful) e una We Are Sure che piacerebbe avere scritto ai Van Pelt, giusto per fare qualche esempio.

Impeccabile anche nei richiami alla musica degli anni ’60 – dal proverbiale piglio beefheartiano ai ricordi di Stooges, Velvet Underground e del primo Zappa – felicemente piegati a un’identità riconoscibilissima, non solo nella surreale voce di Jad Fair o nelle strutture contorte e fantasiose, ma – e fa più piacere dirlo – nella sbalorditiva freschezza, per un gruppo con quarant’anni di carriera alle spalle. Un ritorno sugli scudi.

12 Ottobre 2014
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