• Ott
    01
    2009

Album

City Slang

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I losangelini Health aumentano ancor di più, se possibile, lo spessore di suono e ritmo in occasione dell’atteso comeback. E se il flirt col secondo si era palesato nell’esordio omonimo per essere poi corroborato dal trip dancefloor-oriented del progetto laterale HEALTH // DISCO (con vari remix di Crystal Castles, Pictureplane et similia), è l’attenzione sui suoni a segnare lo scarto in questo nuovo album. Non che all’epoca mancasse qualcosa, solo che adesso i quattro spingono di brutto sulla stratificazione per confezionare un album forse meno intransigente ma sicuramente più focalizzato.

Nessun timore, però; la direttrice percussiva che tanto ce li aveva fatti amare resta sempre la linea portante del suono: ossessiva, reiterata, grassa è la vera spina dorsale, l’asse su cui si inseriscono le varie infiorettature con cui il quartetto stratifica un suono eccitante ed eccitato. Sono però proprio i suoni a subire uno scarto significativo, una sorta di mybloodyvalentinizzazione che ispessisce la grana dell’art-rock (che questo è, in definitiva) e ne aumenta a dismisura potenzialità e resa.

Severin, Eat Flesh, il singolo Die Slow, Death+ sono tutte prove magistrali di questo procedere, tanto che le coordinate degli Health che conoscevamo mutano verso una sorta di techno-rock deforme, innervato sì, di nevrosi post-punk e tribalismo muscolare e in perenne tensione, ma anche e soprattutto di instancabile e onnivora fagocitazione dell’esistito (dalla no-wave più ritmata all’industrial più devastato) e dell’esistente (la scena coagulatasi intorno allo Smell di cui sono splendidi protagonisti).

9 Ottobre 2009
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