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Momento eccezionale, come non accadeva da qualche anno probabilmente, per la scena techno berlinese: l’uscita del disco d’esordio del dj e producer Henning Baer arriva infatti a pochi mesi da quella del terzo album di Steffi (il suo migliore) e a poche settimane dall’esordio di un altro nome storico della capitale tedesca, Rødhåd. Due lavori di pregevole spessore, dove le origini techno degli artisti vengono sfumate tramite memorie di una idm sci-fi molto anni novanta o un concept dai risvolti spesso più riflessivi e ambientali. Ovviamente anche Henning Baer in questa prima opera sulla lunga distanza sceglie di muoversi su territori non prettamente techno, una conseguenza naturale non solo del differente approccio in studio, ma anche di una curiosità innata e della volontà di spingere i confini del genere sempre più avanti, come dimostrato anche dall’eccezionale varietà delle serate Grounded Theory di cui è stato iniziatore ed è ancora promoter e spesso animatore.

Shatterproof, edito da Manhigh, etichetta fondata dallo stesso Henning soltanto lo scorso anno (ma che può già vantare la presenza nel roster di nomi prestigiosi come Matrixxman o Blawan in qualità di remixer), trova la sua strada ricorrendo ad un’atmosfera industriale e cyberpunk, non lontana da un altro recente e valido esordio, quello del francese Francois X: se il collega parigino si è lasciato ispirare da Blade Runner, la seminale pellicola di Ridley Scott, Henning Baer cita William Gibson nel titolo di uno dei brani più abrasivi dell’intero disco, Burning Chrome.

Oltre alle evidenze, però, Shatterproof è un lavoro in cui l’influenza della fantascienza più distopica, claustrofobica e pessimista trova riscontro in una tracklist capace di disegnare panorami sì inospitali, ma anche fortemente affascinanti: ad accoglierci nell’ascolto troviamo infatti il drone noise di Angel Dust, adeguata introduzione ai battiti modulari della successiva Bliss, mentre Critical Distance e Magnetic sono tra i momenti più classici, con la prima che alterna cassa dritta e riverberi e la seconda invece più acida; i timbri profondi della meditativa Never Ending e l’ambient sofferta e tagliente di MIL – STD 461 rappresentano la proverbiale quiete prima della tempesta, ovvero il conclusivo assalto sonico aperto dall’incedere placido ma inarrestabile di una Drama Sky impreziosita dai ricami visionari dei sintetizzatori.

Se per troppo tempo la techno proveniente da Berlino pareva essersi stabilizzata su uno stereotipo incapace di evolversi e rinnovarsi, Shatterproof è un’altra prova di una scena in salute, oltre naturalmente che l’attesa conferma del talento e del giusto approccio sonico del suo autore.

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