Recensioni

6.7

Tre sound diversi esplorati da altrettanti coreografi, ognuno parte di uno stesso linguaggio, della medesima catarsi. Al centro, come prevedibile, un evento organizzato al Berghain di Berlino con i ballerini dello Staatsballett Berlin. Dunque Henrik Schwarz, e le due coppie Marcel Dettmann e Frank Wiedemann e DIN, ovvero Efdemin e Marcel Fengler alle prese con questo Masse per l’etichetta OstGut Ton che, del famoso locale, come sanno anche le pietre, è il braccio discografico.

Apre i lavori una sezione di sei brani, la parte più metafisica e astratta dell’intera tracklist affidata a Schwarz che, a discapito della discreta fama come dj e produttore deep, si cimenta nella tessitura di paesaggi sottilissimi e rarefatti dove, al posto del beat, rimbalzano echi di vaghi panorami elettroacustici, talvolta anche poetici ma, in generale, (almeno ad un ascolto che prescinda dal visionamento dello spettacolo di danza) piuttosto gratuiti. When Things Are Difficult sicuramente il momento più interessante: una leggerissima cassa s’incrocia a un gommoso synth bass e varie diramazioni tra droni di plastica e violini che iniziano a seguire un andamento ritmico tanto prevedibile quanto liberatorio.

A Dettmann e Wiedemann è affidato un trittico della durata complessiva di 25 minuti circa, in pratica, un Minuetto. Gusto dancefloor per entrambi qui, modalità meno estreme di quelle di Schwarz per qualcosa di più trad club dove i bass clamorosi della techno diventano tanti piccoli accenti adatti per movimenti leggeri e di piccoli passi. Il loro Martellato è forse l’episodio più sorprendente dell’intero disco, mentre l’ossimoro Spiritoso forse uno dei più profondi e meglio riusciti.

DIN è il blocco più oscuro di tutto il pacchetto: aperte le danze con un’introduzione pianistica e neoclassica, scoprono il vaso le atmosfere oscure (né più né meno che coi soliti stantii cliché dei drone bassi) dei rumori in lontananza, del beat ultralento del quale non si rintraccia frequenza oltre i 250 hz, il tutto con un discreto e seducente gusto e senso estetico del climax. Qui e lì un po’ di percussività à la Cut Hands (Variation) e paesaggi IDM (Division).

Difficile capire quale sia il valore complessivo, e la coerenza dell’opera intera, senza il relativo spettacolo di danza, tuttavia, le produzioni, ognuna con una distinta personalità e intuizioni anche brillanti, concorrono per un risultato pregevole. Non tutto è sullo stesso piano, beninteso. Sicuramente laborioso l’excursus sonoro di Henrik Schwarz ma, nel complesso, l’ascolto è consigliato.

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