• Lug
    01
    2012

Album

Captured Tracks

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Estate caldissima per la Caputerd Tracks: oltre al giustificato clamore attorno ad Oshin dei DIIV, è tempo di Heavenly Beat, del grande ritorno targato Wild Nothing e del debutto degli Holograms.

Lontani dalle dreamerie chitarristiche di Zachary Cole Smith e dalle summer vibes di John Pena e Jack Tatum, gli svedesi Holograms appartengono ad coordinate temporali e geografiche decisamente differenti.

Al momento della formazione, tre dei quattro membri della formazione lavoravano in uno squallido magazzino della periferia di Stoccolma. In questa situazione di instabilità no future mista monotonia si deve essere forgiato quella sorta di spirito punk che pervade le dodici tracce dell'omonimo album d'esordio.

L'iniziale Monolith è caratterizzata da sonorità… monolitiche, almeno nella strofa vagamente Killing Jokeiana, prima di sfociare in riff di scuola Bauhaus. Post-Punk retromaniaco affrontato con un'attitudine diversa da quella mostrata in tanto revival degli ultimi dieci anni, un'attitudine qui più sguaiata, diretta e incendiaria.

Nonostante siano le sonorità tipicamente post-punk a sfumature bianco-nero a delineare la proposta musicale degli svedesi (richiami anche di Gang Of FourTransform e Apostate – e Joy Division), è importate il ruolo ricoperto dal vintage synth di Filip Spetze, come nel power-pop di Chasing My Mind, nella Devo-core di ABC City e in passaggi synthpunk (Stress).

La tensione emotiva sorretta da liriche – l'urlante Anton Spetzer lancia veri e propri slogan – che non lasciano spazio a momenti di quiete, ben si sposa all'approccio viscerale mostrato dai giovani svedesi. Una prima prova sicuramente interessante e che troverà giusto supporto tra gli amanti di certe atmosfere, ma l'impressione è che ci siano ancora margini di miglioramento e aspetti da affinare, soprattutto a livello di personalità e scrittura.

26 Luglio 2012
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