• Lug
    15
    2016

Album

Atlantic Records

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La ruota dell’hype è sempre esistita ed è sempre stata alimentata da una benzina composta tanto da una importante dose di fortuna (o talento), quanto da abili mosse di marketing piazzate al momento giusto. Con il tempo la dinamica è ovviamente mutata subendo le peculiarità del periodo storico attraversato e oggi, nell’epoca dell’accesso e dell’overloading informativo, la vera difficoltà non sta tanto nel riuscire ad entrare nella ruota, quanto nel rimanerci per un periodo prolungato. Non è un caso, infatti, che negli ultimi anni sempre più progetti sembrino perdersi in un grande nulla di fatto non più al secondo album (come accadeva in passato), ma già a partire da quello di debutto: l’attenzione è già così alta e i brani disponibili sono già così tanti durante la fase “primi singoli/primi EP”, che si arriva alle soglie del primo album con una spinta – ed un interesse mediatico – inferiore alle aspettative.

Lo sanno gli Yumi Zouma (giusto per non andare troppo indietro nel tempo) e ce lo confermerebbero probabilmente anche gli HONNE, duo londinese che ha iniziato a farsi largo nel 2014 con il brano Warm on a Cold Night, incluso nella nostra compilation Tracks From Eps 2014. Da allora Andy Clutterbuck e James Hatchdi di EP ne hanno pubblicati altri tre (Coastal Love, Over Lover e Gone Are the Days), tutti all’insegna di un immaginario a luci spente in cui il romanticismo da letto viene imbastito su trame smooth.

Con la golden age del PBR&B ormai terminata e a qualche mese di distanza dagli EP, la pubblicazione dell’esordio lungo Warm on a Cold Night assume più che altro le sembianze di un pretesto per mettere in fila le carte giocate fino ad oggi, senza mostrare una forte ispirazione sui brani inediti. La title track continua ad essere il manifesto dell’intero progetto («sensuale e notturno vortice di soul/r&b elettronico e slap bass», la definimmo all’epoca), It Ain’t Wrong Loving You possiede un ritornello tanto funzionale quanto ruffiano e All in The Value primeggia in tracklist grazie ad un refrain killer e ad un super assolo di chitarra vagamente Prince-style. Altrove i ritmi uptempo e i groove incalzanti (magari arricchiti dal classico chitarrino funky, come in Baby You’re Bad) riescono a smuovere qualcosa a livello epidermico, ma difficilmente coinvolgono trasversalmente l’ascoltatore. Sia l’anima che il calore sembrano infatti affogati da una patina di manierismo un po’ troppo spessa. Quando i due invece provano a muoversi all’interno dei territori cari a James Blake (la strofa di All in The Value) non riescono minimamente a competere e sono costretti a rifugiarsi in semplici soluzioni pop per trovare la propria strada. La carta “voce femminile” viene giocata in Someone That Loves You con l’apporto vocale di Izzy Bizu: se la giovane inglese da un lato tende a rendere eccessivamente zuccherosa e frivola la situazione, dall’altro dona varietà ad un album a conti fatti piuttosto monocorde e composto da un po’ troppi brani deboli (la languida Treat You Right si perde per strada, per esempio).

Non privo di qualche momento avvolgente, Warm on a Cold Night è solamente un altro tassello all’interno della frangia più piaciona della scena post-soul elettronica (Chet Faker e dintorni, per intenderci), utile principalmente come sottofondo musicale in uno di quei locali che tentano di salire sul carrozzone dell’hip senza riuscire a nascondere un background tutt’altro che alternativo.

31 Luglio 2016
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Warm on a Cold Night

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