Recensioni

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Dopo l’esordio del 2015 con l’album I Vivi, i milanesi Il Fieno tornano con Riverberi, disco in cui una smaccata attitudine per certo indie pop s’interseca con l’ossessione per le wave dei soliti fine Settanta-inizio Ottanta. Prodotto dall’ex leader dei La Sintesi, Lele Battista, con i suoi echi di Drums, o meglio The Wake e compagnia filo Cure, il disco porta avanti un discorso non certo nuovo all’interno dell’indie italico, assimilabile per certi versi a quanto recentemente detto a proposito dei toscani Siberia con il loro mix arrangiativo tra National ed Interpol e un cantato nella nostra lingua debitore (nel loro caso) verso i Baustelle. Tra parentesi puramente pop – Lucertole – e agrodolci tensioni chitarristiche – Everest – il disco oscilla tra melanconia e presa di coscienza («Questo album è un caos ragionato: è la messa in musica della consapevolezza che tutto va a rotoli senza un motivo particolare», dichiara la band nella press allegata al disco) puntando molto sull’afflato melodico di Gabriele Bosetti (che dà il meglio di sé in Due Ragazzi Immaginari).

Gli elementi per definire Riverberi un prodotto ben fatto ci sono tutti: arrangiamenti costruiti diligentemente, produzione attenta e testi da non buttare. Ciò nonostante, la sensazione di trovarsi di fronte a un prodotto che ricalca fin troppo le sonorità degli artisti sopracitati è innegabile quanto ingombrante. Il lavoro segna senz’altro un passo avanti nella produzione della band, ma di strada da fare ce n’è ancora.

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