• ott
    19
    2018

Album

Goodfellas

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Roma Roma Roma, core de ‘sta città. È la Capitale, e non potrebbe essere altrimenti, il centro di gravità permanente del quarto album in studio della formazione guidata da Daniele Coccia. Una formazione che, tuttavia, ha ormai da tempo varcato i confini del Grande Raccordo Anulare per darsi un respiro nazionale. Perché – come aveva già ampiamente dimostrato il precedente lavoro Fiore de Niente – non si tratta semplicemente dei Lando Fiorini moderni, ma di una band capace, matura, in grado di scrivere brani che restano, dai testi in romanesco ma dal linguaggio universale che, pur nella sua immediatezza (o in virtù della stessa, chissà), tocca il cuore e fa sentire, per un attimo, tutti romani. Anche se poi per la prima volta ci sono due pezzi (la canzone Stoica e il racconto Il Tempo Perso) cantati in italiano.

Il sestetto capitolino, da sempre ancorato alle sue radici, si fa glocal guardando oltre le coordinate di genere anche dal punto di vista di un sound che, se possibile, risulta ancora più ruvido, rock e cupo rispetto ai precedenti dischi, ma pur sempre vitale e intriso di sfumature “esotiche”. Il loro folk a metà strada tra canzone popolare e stornello romanesco si apre qui alle influenze più varie, dall’Americana al sound irish, alle distintive sonorità western ispirate da Ennio Morricone, passando attraverso soluzioni ancora mai esplorate dalla band, come il reggae e lo ska, ma senza per questo rinnegare l’italian rock più classico vicino a Timoria o Litfiba. E non mancano curiosi esperimenti in cui convivono liscio e tex-mex o in cui affiorano echi patchanka e gitana: tutto concorre a questo impressionante muro di suono che sembra venire su dalle periferie più degradate della Città Eterna.

Tematicamente, invece, ci si immerge nei luoghi e nei tempi di una città che è paradigma del mondo, con i suoi segreti, i suoi intrighi, le sue meschinità. Ma non siamo in un saggio di Augias, bensì in un lavoro che usa la storia dell’Urbe per parlare di noi, del tempo che ci sovrasta (vedi l’orologio in primo piano in copertina) e dell’eterna lotta degli ultimi per non rimanere tali. Niente di nuovo, direte, ma la novità questa volta è che il disco in questione è uno dei migliori italiani ascoltati quest’anno.

21 Ottobre 2018
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