• apr
    01
    2012

Album

La Tempesta Dischi

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Tornano i palermitani Alessandro Aloisi e Gianluca Bartolo, dopo essere diventati uno dei casi discografici del 2010 con un Sono all'osso che conciliava rockabilly e Violent Femmes, ma anche il blues delle radici e un cantautorato preso in prestito da Rino Gaetano, Fred Buscaglione e Edoardo Bennato. Concezione musicale minimale e decisamente fisica, la loro, punk nell'anima se non nelle forme, compressa tra due chitarre acustiche, una grancassa e una voce ruvida e tesa. A sperticarsi in un no future con più di un punto di contatto con quello dell'Appino-Zen Circus che nel disco d'esordio della formazione prestava, per l'appunto, la sua opera.

Nel secondo disco lungo della sua storia il duo non cambia quasi nulla. O meglio, migliora dal punto di vista formale grazie anche al contributo di Diego Sapignoli, Antonio Gramentieri, Nicola Manzan e del solito Fabio Rizzo chiamato a produrre, pur non rivoluzionando il nucleo di un suono ormai giustamente riconoscibile. Si assiste per certi versi a un processo di normalizzazione, in cui alla maggiore raffinatezza strumentale (le chitarre da frontiera americana di Libero, le mezze luci di La differenza fra essere svegli e dormire) corrisponde un rallentare i ritmi, un narcotizzare i sincopati irrefrenabili degli esordi, per dare al tutto maggiore respiro. Anche se poi qualche colpo basso da Gian Burrasca folk-rock i nostri lo assestano ancora volentieri, nello specifico La velocità, Piombo polvere e carbone, una Dolce far niente in puro stile Bo Diddley e una Viliore che ti si pianta in testa al primo ascolto per rimanere. 

Il resto è un comprensibile fare i conti con una notorietà e un seguito che li ha portati in finale al Tenco, oltre che tra le braccia di una La tempesta che si appresta ad incassare l'ennesima soddisfazione discografica. Un po' come accaduto a quel Vasco Brondi che, pur con le dovute differenze stilistiche, de Il pan del diavolo rappresenta in qualche maniera l'alter ego: stessi limiti formali autoimposti, stessa scelta di riconfermare una formula che per sua natura forse non permette grossi stravolgimenti. Se il livello del materiale registrato è questo, però, si puo' ancora gioire.

6 Aprile 2012
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