Recensioni

5.9

A proposito di Tutte Le Canzoni, debut de Il Triangolo, vi parlavamo di “un esordio che brilla di spinte 60s, in un mix ben prodotto di sonorità vintage, drammaturgia glam e buon cantautorato”. Adesso, invece, il trio varesino si ripresenta sulla scena con Un’America, seconda prova che lo vede distaccarsi leggermente da quel paradigma classic beat/cantautoriale presentato in precedenza.

I nove brani di Un’America, infatti, pur essendo ancora debitori verso questa formula di revivalismo pop italiano – laddove, per pop, si intendono anche immaginari e suggestioni non soltanto musicali -, si spostano verso territori maggiormente rock e wave, improntati a testi ben curati e melodie d’impatto che fondono i pilastri della cultura pop del periodo alla verve rumorosa e garagista propria di certi gruppi nostrani. In sintesi, potremmo immaginare i Verdena alle prese con la poesia di Lucio Battisti, anche se le buonissime intenzioni che animano il disco suonano poi diverse dal risultato finale.

Un risultato che, pur essendo in grado di offrire qualche episodio convincente, ad esempio l’irresistibile nostalgia di Martedì di settembre, oppure la melodia dolciastra di Avanti, non riesce ad andare oltre un semplice intrattenimento. Parliamo infatti di brani che dimostrano come i tre musicisti abbiano i mezzi tecnici per maneggiare la materia rock (Varsavia, La Playa) unendola ad un mood melanconico ma spesso scontato che, quando spogliato dell’enfasi bohemien propria della lezione baustelliana, si avvicina pericolosamente a una certa retorica adolescenziale e generalista in aria Ministri. Dunque, nel complesso la direzione del disco non riesce a giungere ad una conclusione netta, divisa com’è tra sonorità non originalissime e una nostalgia manieristica per il mondo di ieri, quest’ultimo ancora molto lontano da raggiungere.

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