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6.8

Conquistata una certa nomea underground grazie al precedente lavoro Controverso su Supernatural Cat, gli Incoming Cerebral Overdrive tornano a farsi vivi con un concept “spaziale”. E lo fanno a furia di mazzate chirurgiche e devastazione (post)math-core dritte in faccia. Zero compromessi e nessuna accortezza per chi ascolta, i cinque toscani vanno dritti per la loro strada senza per questo rinunciare a preziose aperture “altre”. Rielaborando per certi versi il nuovo metal d’inizi ’90 sotto una luce personale e ricercata.

Gli intarsi space-prog di Betelgeuse, così come la parentesi acustica di Adhara sono dimostrazione tangibile del sound e dell’approccio del quintetto. Tecnica e ferocia, potenza di fuoco e attitudine incompromissoria vanno di pari passo con una dimensione straniante, borderline e quasi posseduta. Non solo growl vocali e velocità parossistiche, dunque, ma una attitudine al lavoro di fino, alla cesellatura anche strutturale su pezzi e immaginario da non sottovalutare. L’assalto quasi Fear Factory/Meshuggah di Pherkad ha il suo senso ultimo nell’intarsio ethereal che smorza solo apparentemente i toni, mentre il quasi black-metal di Polaris mette addosso una angoscia veramente da lontani mondi alieni.

Le Stelle: A Voyage Adrift è come dicevamo un concept incentrato su un viaggio solitario alla deriva nelle profondità dello spazio, ma vive di una urgenza non facilmente riscontrabile in territori così estremi. L’abisso di paranoia della finale Rigel è la mazzata definitiva: la totale mancanza di speranza che attanaglia chi, possiamo soltanto immaginare, si ritrovi a vagare alla deriva nelle oscure profondità dello spazio.
 

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