• gen
    01
    1996

Classic

Spinney

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Benemerita Too Pure, il cui catalogo meriterebbe una prepotente riscoperta, alla luce dell’impressionante media qualitativa delle pubblicazioni anni Novanta. Pioneer Soundtracks dei Jack nell’estate del 1996 riscosse pure un discreto successo alternativo grazie alla spinta di Melody Maker, ma il filtro del tempo è stato spietato. Pescate pure oggi fra gli intenditori del brit-pop: ben pochi se ne ricorderanno.

Non è stata poca la sorpresa nell’apprendere dallo stesso Anthony Reynolds – ex-leader, che continua a tutt’oggi la sua attività di musicista e critico – che l’album sarebbe uscito nei primi mesi del 2007 su Spinney Records, con relativa messe di bonus track (b-side, live, demo, eccetera).

Prodotto da Peter Walsh (già con Simple Minds e Scott Walker), Pioneer Soundtracks è uno dei probabili vertici della stagione brit. Opera complessa e stratificata, tutta orpelli e dicotomie: a ritmi sostenuti che potrebbero trasmettere scariche d’adrenalina oppone arrangiamenti liquidi, che immergono i brani in una sorta di lounge-music di fine secolo; al crooning e ai parlati di Reynolds, che lasciano intuire parentele con certo cantautorato maledetto, oppone orchestrazioni e rintocchi d’estrazione cinematica.

Tenete a mente questi punti, e considerateli il collante per un disco che potrebbe apparire scoordinato e disomogeneo (e non lo è affatto).

Reynolds ama Bowie e Walker, non ne fa segreto, ma nutre ammirazione anche per Jarvis Cocker, a giudicare il raccontare mortifero di Of Lights (ricordate I Spy?): “Beautiful stories for ugly children” ammonisce il Nostro nel momento più suggestivo di questa dilatata non-canzone, sorretto da battito motorik quasi-Neu!, violini da camera che si lamentano all’ombra dei riflessi chitarristici, cori estatici che vanno e vengono. Wintercomesummer è un assalto di brit-pop chitarristico con canto impostato alla Mark E. Smith / Fall, le cui asperità vengono smorzate dalle atmosfere dei synth analogici e dalla delicata coralità del ritornello. White Jazz, contesa fra synth e archi (rispettivamente su strofa e ritornello) crea nell’ascoltatore la sensazione di un incidente Pulp / Left Banke che è sintesi di quattro decenni pop. Biography of a First Son, agitata e scattante, lambisce la patina evocativa dei Church, mentre il denso echeggiare country di Hope Is a Liar muta i Big Star di Holocaust in un gustoso tramonto hawaiano. I Didn’t Mean It Marie, ballata gonfia di archi e distorsioni, alterna momenti di grande tensione (costruiti su una subdola sensazione d’attesa) a sfoghi della stessa tramite inserti di batteria, mentre in F.U. ancor di più si fatica a distinguere fra ambient, colonna sonora da frontiera americana, brit-pop e quant’altro.

Momenti simili sono specchio fedele della creatività onnivora di Reynolds, di lì a breve agitatosi nel progetto Jacques, fra limbi new-age e oscurità elettroacustiche degne di David Sylvian.

Storie di grande interesse, anche se forse il genio espresso in Pioneer Soundtracks rimane insuperato

1 marzo 2007
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album

Jack

Pioneer Soundtracks

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