• Mag
    01
    2012

Ristampa

Domino

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La ristampa di Moving Up Country nel decennale della pubblicazione – con un secondo disco zeppo di demo ed esecuzioni tratte dal mitologico show radiofonico del suo mentore John Peel – ribadisce il valore dello scozzese James Yorkston e soprattutto di questo disco. Un lavoro importante perché, al di là del valore degli undici pezzi, piovve sugli ancora imberbi anni Zero a raccontare ciò che restava del folk dopo l’alt-country e il lo-fi. Ovvero ancora e sempre folk, come se fosse la strada più efficace per raccontare certe cose ad altezza d’uomo, naturale come una frequenza cardiaca o un intercalare amichevole.

Folk dissacrato e riconsegnato al presente senza devozioni né rituali, disposto a mettersi in gioco con le istanze contemporanee (dagli spasmi agli struggimenti passando dai tremori più scostanti), così come a dondolarsi sotto ad un ideale front porch puntando lo sguardo più a fondo e lontano di quanto siate disposti a credere. Così, se Sweet Jesus impasta uno Stephen Stills crepuscolare e certi languori Belle And Sebastian in un blando frinire di fisarmonica, Moving Up Country, Roaring The Gospel pettina l’indolenza Stephen Malkmus con dolciastro abbandono Neil Young, mentre The Patience Song avvampa di lirismo Will Oldham una delicatezza Brian Wilson.

Strano ma non troppo che questo slacker nativo di Fife – una trentina di miglia da Edimburgo – abbia saputo reinventarsi un immaginario a stelle e strisce colmo di plausibile inquietudine, dal momento che gente come lo stesso Oldham, Howe Gelb o Jason Molina sarebbero poi venuti a cercare suggestioni e additivi nella vecchia Europa, come se negli States fossero rimasti a corto d’immaginario di frontiera, o avessero esaurito i punti di vista, chissà. Fatto è che un’acidità sonnacchiosa come quella di The Lang Toun, la soffice trepidazione d’una St Patrick, la jazzitudine 70s di Tender To The Blues o il Van Morrison strattonato Velvet Underground (altezza Loaded) di I Spy Dogs sono carte che fanno saltare il banco e la distanza tra le sponde dell’oceano. Trame che nei lavori futuri resteranno sullo sfondo di esiti più strutturati e contaminati, a fare da retroterra di un discorso che non ha mai finito di dire ciò che deve dire.

12 Maggio 2012
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