Live Report

Add to Flipboard Magazine.

Nessuna band, solo un gregario al piano, all’organo e
agli svariati tricks.

In una parola “soul”. Quello di prim’ordine, quello
con anima vibrante e corpo trascinato al movimento. Quello che si porta dietro la
storia tutta di un genere e non la offende, vedendola anzi omaggiata da una
vocalità fuori dall’ordinario e da un savoir-faire on stage che elettrizza
l’imberbe ascoltatore che non sa quello che potrà attendersi. E Jamie, un
novello Stevie Wonder bianchissimo,
tiene il palco benissimo con le sue smorfie e le sue movenze da autistico,
completamente inebriato dal proprio senso del ritmo che esterna al meglio
facendosi “human beat box”: basi e bassi grossolani partoriti dalla bocca ma
rigorosamente a tempo, che registra e campiona sul momento per crearsi un
fondamento da cui sprizzare tutto il suo dilagante entusiasmo, che è tangibile
poiché non filtrato.

Certo la formula “beat campionati + vocalismi” può
allettare (e lo fa eccome), ma alla lunga tende a risultare un tantinello
monotona e la fruizione dei pezzi (principalmente presi, come ovvio,
dall’ultimo Jim) talvolta richiamano la mancanza di una vera e propria
fullband alle spalle. Tanto basta però per assaporare qualche brivido e
sentirsi per una volta “neri dentro”, quando soprattutto si arriva ad un finale
da singalong col pubblico sulle note di una Another
Day
a cappella, di cui prendere e stampare il testo da esporre sullo
specchio come monito positivista per cominciare al meglio ogni singola mattina.
Insomma un figlio della tradizione e della bizzarria dell’artista a tutto tondo,
che per fortuna è ben attaccato al comunicare le proprie sensazioni, forse più
dal vivo che su disco. E come si dice, “quando lo spettacolo si fa emozione”…

2 Febbraio 2009
Leggi tutto
Precedente
Squartet, Testadeporcu @ Traffic, 15 – 16 gennaio
Successivo
James Yuill – Turning Down Water For Air James Yuill – Turning Down Water For Air

Altre notizie suggerite