• Mag
    01
    2010

Album

Warp Records

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Un fantasma si aggira per i quartieri generali di casa Warp: Michael Jackson. Il ghostbuster di turno è Lidell, che da Jacko eredita la metrica e il beat intrisi di soul (Completely Exposed). L’attitude invece si rifà a Prince, tagliato con la trasversalità del suono now-funk di Dam-Funk (senza però l’esagerato sproloquio di synth Ottanta) e con il mesh che da un anno a questa parte ha convogliato tra gli artisti dell’etichetta voci eterogenee del calibro di Bibio, Hudson Mohawke e Gonjasufi.

Il quinto full length della voce soul britannica di Multiply punta a coccolare l’ascoltatore con le dovute malinconie (She Needs Me), ma si spara in vena anche una bella dose di rudeness blues: in The Ring il ragazzo sembra un Tom Waits depurato da plurimi ‘coffee & cigarettes’, in Gypsy Blood urla in falsetto e distorce senza problemi, in Big Drift si accosta all’ultimo Eddie Vedder country e nella conclusiva You See My Light richiama il gospel dei Fleet Foxes; in più eredita quella freschezza acustica che sembrava scomparsa dopo i capolavori di John Martyn (Compass è il lentone da brivido remember).

Sarà fighetto, sarà cool, ma quell’aria poshy se la merita tutta. Il motivo è presto detto: questo disco ha il sapore dell’autenticità delle produzioni analogiche d’antan. Non a caso è stato registrato negli Hudson Studios losangeliani di Beck, dove il bluesman americano ha radunato tra gli altri anche Pat Sansone degli Wilco, Feist e il batterista James Gadson, già presente nei dischi del Beck’s Record Club project; si sente quasi il sapore di quelle cose britannicissime à la Paul Weller che lasciavi sul giradischi e che dimenticavi in loop, contemplando la magia del sound e sognando con l’anima che pulsava atmosfere fuori dal tempo.

1 Maggio 2010
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