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Se le mutazioni futuristiche targate FKA Twigs e le produzioni moderne e raffinate in mano a BANKS stentano a decollare in modo netto nelle classifiche, lo stesso sta accadendo anche alle due principali alunne della nuova scuola di pensiero meno innovativa e più conservatrice – e forse meno necessaria – dell’r&b: Jhené Aiko e Tinashe.

Probabilmente messi in ombra dalla definitiva ascesa di Ariana Grande, gli album di debutto delle due giovani cantanti americane – entrambe di Los Angeles – non hanno per il momento raccolto i frutti di un hype che durava da circa due anni. Il più lanciato Souled Out di Jhené Aiko – uscito ad inizio settembre – incredibilmente potrebbe non superare le vendite dell’EP (Sail Out, 2013), mentre il più recente Aquarius di Tinashe, nel momento in cui scriviamo, sembra essere destinato ad un ingresso piuttosto timido nelle charts americane. Eppure alle due non manca praticamente nulla: presenza patinata, produttori di spicco, guest star di indubbia fama, ritornelli appicicosi e capacità di traghettare la lezione PBR&B nel trash-r&b. Un elemento in comune – l’acqua – ma due approcci sostanzialmente diversi.

Souled Out è più ricercato, strutturato e contiene intuizioni strumentali più interessanti rispetto a quelle di Aquarius. In Limbo Limbo Limbo la chitarra elettrica spezza ulteriormente un ritmo già di suo frastagliato, W.A.Y.S. vanta la produzione di Thundercat e Clams Casino, Spotless Mind ci porta sulla spiaggia in una sorta di Endless Summer in formato pop-r&b, così come del resto fa Promises (con Miyagi e Namiko). Tutto un lento ondeggiare decisamente chill che nella giusta situazione può diventare il perfetto background, e che funziona – seppur con meno forza evocativa – anche nei brani che seguono gli stilemi più classici del genere (Lyin King), grazie anche al lavoro di No I.D. Complessivamente le idee stilistiche sono degne di nota, ma lungo gli undici episodi non sempre vengono concretizzate a dovere rendendo comunque l’intero ascolto abbastanza fluido benché privo di grossi sussulti.

Aquarius è invece ancora appesantito dal curriculum di Tinashe – esordì nella bubblegum/teen girl-band Stunners – che, se da un lato vanta un buon intuito per la hit, dall’altro rischia di far franare la credibilità in zona Rihanna. Il disco è decisamente frammentario nel suo alternare plastica glitterata (Feels Like Vegas, Wildfire), battiti sensuali più sinuosi (Aquarius), ospiti mai invadenti (Devonte Hynes, Schoolboy Q, Future e A$AP Rocky) e una manciata di inutili – escluso Indigo Child – interludi. Bet è indubbiamente uno degli highlights (nonostante ci sia più DJ Dahi che Blood Orange, nel suono), How Many Times ha dalla sua il chorus – decisamente 90s – migliore del lotto, mentre 2 On pare uno di quei pezzi da club r&b di perifieria riproposto in epoca post-trap. I limiti sono fin troppo evidenti e la personalità attualmente latita: vocalmente la Nostra è simile a decine di sue colleghe e musicalmente siamo in pura ordinaria amministrazione, ben studiata ed ben eseguita, ma poco genuina. Da tenere d’occhio comunque (insieme all’inglese TĀLĀ e al suo Alchemy EP) , sperando non diventi una nuova Christina Milian, Ashanti o aggiungete voi un qualsiasi altro nome – fortunatamente – dimenticato.

(voti: 6.1Souled Out e 5.7Aquarius).

18 Ottobre 2014
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