• Set
    01
    2009

Album

Drag City

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Chissà quale giubilo nell’incontrare un proprio idolo come Van Dyke Parks in occasione delle session che hanno portato al concepimento di Ys, il disco-gioiello di Joanna Newsom dato alla luce per Drag City nel 2006. Mai troppo riservato nel riconoscere i propri modelli, e sempre equidistante dalla mera esaltazione come dalla più bieca abnegazione, O’ Rourke da avido e scientifico consumatore di musica che è, ha fatto sempre in modo di filtrare le sue più radicate passioni attraverso la logica dell’esperienza. The Visitor è l’album in studio che pone fine ad un silenzio quasi quinquennale, se vogliamo mettere da parte il discreto numero di ristampe – di materiale prettamente ambient – e le effimere collaborazioni con artisti off (si pensi alla sortita con Carlos Giffoni e Merzbow per etichetta No Fun a titolo Electric Dress) che hanno interessato il nostro.

E’ un disco – The Visitor – che si inserisce nel solco di Bad Timing, non portando in dote le magniloquenti aperure pop di Eureka, nè tanto meno le risacche più palesemente elettriche di Insignificance. E’ un album a tutti gli effetti solista, registrato in quel di Tokyo, sua attuale dimora. Un lavoro che semmai amplifica l’idea di one-man big band, tanta è la carne messa al fuoco da Jim, che in una singola traccia di appena 38 minuti, costruisce e smonta con fare stralunato castelli, o meglio ipotesi musicali. Che fioriscono genuinamente per poi appassire in pochi avventurosi passaggi, quasi che il nostro voglia offrire un bignami del suo arco produttivo. Pastorali distese alternative-country che sfumano in supposte visioni minimaliste, pianismo neo-classico che spesso elude i giochi acustici della sei corde, il tutto in un’atmosfera rigidamente soffusa, come se i preludi strumentali volessero far presagire a qualcosa di più compiuto. Si rimane invece alla dimensione bozzetto, con decine di idee sublimi che per volontà dello stesso artista non possono sfociare nella compiuta forma canzone.

E’ una visione più ampia, una camera più accogliente quella in cui alloggiare The Visitor, un disco non certo barocco, ma spesso indeciso nel delineare i suoi logici confini. E’ un O’ Rourke austero, ma allo stesso tempo volitivo, come al lavoro su di un libretto classico, eppure ancora offuscato dalle visioni di una wild america come dalla risaputa ricerca sui temi contemporanei. Non un disco di transizione, nemmeno la rigida introduzione ad un avvincente modus operandi, unicamente la testimonianza di un musicista che certo non sente più il peso del disco in quanto oggetto da commercializzare. Probabilmente inizieremo ad apprezzarlo un domani remoto. 

28 Settembre 2009
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