• Feb
    01
    2006

Album

Warp Records

Add to Flipboard Magazine.

C’era molta attesa per la pubblicazione dell’album d’esordio del giovanissimo detroitiano Jimmy Edgar: un singolo licenziato dall’etichetta tedesca super cool Poker Flat, due ottimi EP realizzati per Warp ed un “hype” in fortissima crescita, non soltanto per questioni musicali.

Talento precocissimo, si mormora che già all’età di dieci anni componesse i suoi primi manufatti elettronici, Edgar si fa le ossa nella vivacissima scena rave della Motor City affiancando personaggi del calibro di Derrick May, Kevin Saunderson e Juan Atkins, durante le loro torride performance. Un’esperienza, quest’ultima, che permette ad Edgar di metabolizzare quelli che sono i tratti distintivi del verbo techno cittadino e di farne la base su cui evolvere l’intera estetica della propria produzione discografica.

Color Strip, infatti, seppur costruito sulla mescolanza di stili e generi differenti è figlio diretto di quelle tensioni, come ben dimostrano episodi quali Semierotic e Of The Silent Variety, dove l’influenza di produttori come Carl Craig risulta quanto mai evidente. E’ però altrove che bisogna rivolgersi per captare l’anima ed il cuore di questo lavoro, il cui vero obiettivo pare essere quello di rileggere le classiche strutture soul/r&b attraverso la logica dell’electro e delle moderne evoluzioni elettroniche post Warp. In tal senso, I Wanna Be Your STD appare come la perfetta sintesi dell’Edgar pensiero: ritmica spezzata di derivazione drill ‘n’ bass, rigurgiti r&b disseminati lungo tutto l’arco del brano ed un’atmosfera da profonda implosione che fa da sfondo ad un cantato semi-recitato slabbrato e sincopato, come solo un Timbaland in combutta con Andrew Coleman potrebbe attualmente pensare di realizzare. Sulla stessa falsa riga si muovono Color Strip (Warren), LBLB Detroit e l’iniziale Pret ‘A’ Porter mentre altrove, Jefferson Interception, Personal Information, è l’influenza di un team seminale come quello dei Drexciya a determinare le coordinate di volo, brani da cui molti nostri concittadini appassionati di musica dovrebbero prendere spunto per capire quanto vitale, importante ed attuale possa essere il lavoro di un eroe nostrano come Marco Passarani e, più in generale, di tutta la crew di stanza nel quartier generale romano del Pigneto.

L’impressione conclusiva è che Edgar sia un produttore capace, scaltro e con un sacco di idee in testa, ma che abbia lavorato a questo album con il freno a mano tirato. Se in futuro saprà dare sfogo, per intero, al suo innegabile talento, potrà arrivare alla genesi di un capolavoro assoluto, per il momento, Color Strip appare “soltanto” come un ottimo album di elettronica contaminata.

2 Febbraio 2006
Leggi tutto
Precedente
The Sword – Age Of Winters The Sword – Age Of Winters
Successivo
Euros Childs – Chops Euros Childs – Chops

album

artista

Altre notizie suggerite