• Mag
    06
    2016

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Si dice che per una donna la scelta di un nuovo look rappresenti il cambiamento, e forse è la stessa cosa per Christian Berishaj. L’abbandono del tandem barba e capelli lunghi – con annesso quel piglio un po’ da hipster alla Nick Murphy (il caro e vecchio Chet Faker per intenderci) – segna la trasformazione in una specie di mix tra Jesus de Il Grande Lebowsky e Jesse Pinkman di Breaking Bad. Di pari passo alla metamorfosi prettamente estetica si accompagna così una parallela evoluzione del suo percorso artistico. Eclettico polistrumentista, inizialmente affronta e sperimenta sonorità electropop; poi, come un serpente in periodo di muta, decide di cambiar pelle e abbandona il suo nome di battesimo per il moniker JMSN, fonda la sua etichetta discografica White Room Records e porta la sua musica verso sonorità r&b trovando così la sua vera identità musicale.
Paragonato spesso per la sua voce a Justin Timberlake, e a The Weeknd per le sonorità, in realtà in Is It Berishaj compie un ulteriore passo in avanti entrando in una dimensione più intima e personale, il che gli permette di trovare una propria identità anche all’interno del grande bacino del nuovo r&b emancipandosi dai soliti nomi di riferimento. Nonostante il crescente successo, JMSN è rimasto il giovane ragazzo del Michigan che mette la musica al centro delle sue esperienze: a dircelo è lui stesso in Interlude (settima delle 14 tracce del disco) dove si fa protagonista di un botta e risposta con uno stereotipato discografico rappresentato da Marvel Alexander, rispondendo con ingenuità e consapevolezza:“I gotta get back on stage, man” alle pressioni dell’industria musicale alla ricerca di una hit per fare i big money. Se nella parte centrale dell’album troviamo quindi l’estrinsecazione della figura artistica di JMSN, le restanti tracce ci mostrano invece l’esito naturale di un’ atteggiamento così concreto; un lavoro genuino, onesto, intimo, sincero, empatico e con un’impostazione fortemente introspettiva.
JMSN non si risparmia e non ci fa mancare nulla, abbracciando inoltre una miriade di sonorità diverse: dal soul con violino e pianoforte della traccia d’apertura It Is, passando per i cori di ispirazione gospel (Power) e riferimenti blues (Cruel intention), fino a ritmi reggae (Hypnotize); il tutto è poi condito dagli incredibili falsetti marchio di fabbrica di Berishaj.
Questo variegato calderone musicale è tenuto assieme da una forte personalità; se infatti è fin troppo facile perdersi via fraintendo testi apparentemente sentimentali e incentrati su figure femminili, il fulcro tematico dell’album è invece rappresentato dallo stesso JMSN e dal modo in cui affronta sé e il mondo. I rapporti sviscerati così non sono altro che un mezzo tramite il quale esaminare sé stesso e focalizzarsi sul suo essere uomo (“Oh lord knows I tried to understand what it takes to be man”). L’introspezione si accompagna poi costantemente ad una sfumatura naif, e sono forse proprio l’estrema ingenuità e modestia artistica che non permettono (ad oggi) a JMSN di brillare come i suoi colleghi, scansandone quasi involontariamente la fruibilità più pop che li rende spendibili anche (e soprattutto) a livello mainstream, nonostante le qualità ci siano tutte.

20 Febbraio 2017
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