Live Report

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Joanna e il suo mistero. Alla fine non si può fare a meno di pensarci osservando un pubblico milanese totalmente stregato, ammaliato al punto di concedere lunghi e calorosissimi applausi non appena se ne presti l’occasione (financo durante l’accordatura del suo strumento, con imbarazzato divertimento di lei). La performance viene seguita in religioso silenzio, con l’estrema e dovuta attenzione elargita soltanto dall’ascoltatore più attento ed esigente. E’ vero: miss Newsom è brava, bravissima e anche bella, tanto dolce e garbata da apparire quasi irreale, a guisa di gentile e celeste creatura stilnovistica. Basta per comprendere a fondo una proposta artistica tanto elaborata ed ambiziosa, o è piuttosto il fascino dell’artista che semplicemente non dà scampo? Eccolo, il mistero pop di Joanna; ché parlare di indie non ha davvero più senso, ormai, e che la sua musica abbia un appeal pop tutto suo lo dimostra appunto un successo di pubblico pari, se non superiore, a quello di critica. Poco da stupirsi, perché quella che si presenta al nostro sguardo è un’artista sicura e pienamente consapevole degli obiettivi che si è posta – e del fatto che li abbia raggiunti. Joanna sa di valere e lo dimostra con una naturalezza che è l’esatta antitesi di quel divismo presuntuoso di cui facilmente la si accusa: seduta all’arpa o al piano, lascia scorrere il suo interminabile flusso di parole badando che ogni accento cada al suo posto, mentre le mani seguono precise e accurate.

Niente che non si sapesse già, in fondo; e allora il vero valore aggiunto di questo tour promozionale di Have One On Me risiede senz’altro nella band che l’accompagna (che poi è la stessa che si ascolta su disco), guidata dall’arrangiatore Ryan Francesconi e dal valente percussionista Neal Morgan. Dal vivo, nell’ideale quiete di un teatro (l’acustica del Dal Verme è sempre ottima, va detto), si ha piena possibilità di godere di arrangiamenti estremamente minimali eppure precisissimi, costruiti certosinamente intorno a canto e melodia: basta un lieve sfregare di corde, un leggero tocco sui piatti o un accenno di ritmo per dare profondità a una frase, per sottolineare una parola, per dar via a un crescendo emotivo. Ecco allora che la materia prima della Newsom – che, detto en passant, a livello autoriale e interpretativo potrebbe ormai affrontare a viso aperto una Kate Bush o una Joni Mitchell d’altri tempi – guadagna contemporaneamente in consistenza, levità, carattere, espressività. Sì: che ci si lasci o meno conquistare dal mistero, quegli applausi sono tutti meritati.

Setlist

  1. Bridges And Balloons
  2. Have One On Me
  3. Easy
  4. Cosmia
  5. Soft As Chalk
  6. In California
  7. Inflammatory Writ
  8. Autumn
  9. Good Intentions Paving Company
  10. Monkey & Bear
  11. Baby Birch
1 Ottobre 2010
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