Recensioni

7.2

C’è una sottile linea rossa che lega certi protagonisti del folk rock, quella della non appartenenza: tra questi ci sono stati Nick Drake, Tim e Jeff Buckley, Captain Beefheart e pochi altri. Oggi Vincent Gallo, Devendra Banhart, Cat Power e Tom Waits proseguono la costruzione di un percorso alieno, fuori da ogni catalogazione. Giunta al terzo album, con Springtime Can Kill You la cantautrice texana Jolie Holland si insinua in questa storia fatta di semplicità e di sogni mai realizzati, una malinconia costruttiva, il richiamo, traslato nel quotidiano, di quelle antiche lamentazioni sui campi di cotone. 


Canzoni d’amore non corrisposto (Crush In The Ghetto), il sarcasmo di You’re Not Satisfied, sogni visionari conditi da vocalizzi in Crazy Dreams, il blues farcito di slide guitar di Stubborn Beast e altre visioni, regalano una musica che pesca nella migliore tradizione: una voce delicatissima che narra storie decadenti e tristissime, storie di abbandoni e di prese di coscienza del proprio essere donna, essere forte e debole allo stesso tempo.

Jolie Holland gioca con i morti e con gli angeli (Ghostly Girl), con gli spiriti, con l’amore (Moonshiner) e con l’amicizia, costruendo un mondo senza apparente discontinuità, un disco nel contempo delicatissimo e intimo, enigmatico, pieno di segreti che si svelano solo dopo molti ascolti, pieno di personaggi solitari, quasi mitici, divinità discese dall’olimpo del blues.

Se con Cat Power avevamo assistito alla dissoluzione esplosiva e quasi nichilista del classico folk-singer, qui i testi indicano invece un percorso diverso: la presa di coscienza che solo la consapevolezza, l’orgoglio e la propria appartenenza di diritto al blues – in quanto donna – può essere un punto di forza: costruire con la malinconia la bellezza, spiegare che solo in questo modo si può trovare una via d’uscita, una forma di salvezza.

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