• ott
    20
    2017

Album

Rough Trade

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Del precedente Overnight uscito per Rough Trade poco meno di un anno fa dicevamo che era un disco “che corre il rischio di essere messo in sottofondo, lasciato in disparte come una musica per riempire ambienti (e così funziona benissimo), ma merita un ascolto attento, introspettivo”, perché il mondo in super8 che il duo britannico ha saputo rappresentare mostrava chiari segni di talento. Qui quelle atmosfere sono messe a fuoco ancora meglio, con sei brani dedicati ad altrettanti uccelli. Almeno un precedente tematico nobile va citato: Avocet firmato nel 1979 da Bert Jansch.

Da queste parti però, la grana è molto più esile, meno sperimentale e più intima, come se tra quei colori quasi-psych della copertina di Overnight si decidesse di studiarne nel dettaglio solamente uno. Ecco allora sei brani scheletrici, retti tutti dalla vocalità (migliorata, se possibile e più libera dal fantasma di Sandy Denny rispetto al passato) di Josienne, che si mette sulle spalle il peso di questo bird watching dell’anima. A cesellare è come sempre la chitarra di Ben, che sembra come il fortunato testimone di un prodigio (piccolo, privato, ma pur sempre prodigio) di melodie che si reggono sul fiato e presto scompaiono come le traiettorie degli uccelli in volo: eccolo sottolineare quasi pudicamente l’andamento dei brani.

A mettere i giusti punti luce negli angoli pensa una presenza quasi impercettibile di elettronica, che è uno dei motivi per cui i puristi storcono il naso, una situazione per certi versi simile a quella che investì Iron & Wine all’epoca di Kiss Each Other CleanGhost On Ghost, ma che è solo un presa di posizione ideologica, che non va in profondità in quello che davvero conta: la qualità della canzoni e della loro interpretazione.

25 ottobre 2017
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