• Giu
    01
    2003

Album

Mercury Records

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Lieve e tenace, dolce e asprigno, questo secondo lavoro a firma Joy Zipper dimostra chiara l’intenzione di maturare le istanze apparecchiate nell’omonimo esordio, senza riuscire però a risolversi tra manipolazioni sapienti di istanze “indies” (con tutto ciò che il termine può ancora oggi significare) ed espedienti pop a pronta presa. Ciò spiega l’irritante retrogusto d’incompiutezza, come se si fossero fermati sulla soglia, remissivi al vento normalizzante che spira fino al sottobosco del cosiddetto alternativo. Peccato, perché il programma si presenta con una vera e propria terapia d’urto: licenziata la liquida introduzione di Sunstroke (un minuto di ipnotici campanellini e fatamorgane di corde), Christmas Song e Baby You Should Know graffiano punti di vista aciduli posizionandosi al centro di un ipotetico triangolo tra il sound del remmiano Monster (per l’impulsività propellente del basso e fuzz crepitante), la madreperlacea volatilità dei cori My Bloody Valentine (del resto co-produce Kevin Shields assieme a David Holmes) e l’allure atmosferica degli Air. Chimica pressoché perfetta, interpretazione compassata, risultato notevole. A seguire, la stupenda virata sui nostalgici landscapes alla Radar Bros e Delgados di 33x (valzer struggente – ah! – tra slide e voce) ci fa giustamente sperare in un mezzo capolavoro.

Il resto, come già accennato, non sarà però all’altezza di tante premesse. Vedi come il cedimento a tentazioni Grandaddy (Dosedand Became Invisibile sfiora il plagio di 2000 Man) e a certa sciropposa calligrafia folk di stampo corganiano (ibridato con jingle R.E.M. in Valley Stream ed emulsioni Grandaddy in Ron) suonino un po’ troppo risaputi, arresi ad una discrezione melodica al limite della piattezza, orchestrati con indubbio quanto prevedibile mestiere. Chissà, forse la paura di volare troppo in alto, o il comodo magnetismo del cliché, oppure – chissà – la consapevolezza dei propri oggettivi limiti, del resto ben evidenti nel mezzo pasticcio di Out Of Sun (barlumi kraut tra allibenti posture CardigansRoxettes).

Disco sottile e innocuo, vettovaglia da metereopati bramosi di stemperare i contorni delle cose con un senso di vaga nullità, di docile amnesia. Che è sempre meglio di tanto aggressivo orrore presente e pressante, tuttavia – anche col poco di buono che gira intorno – pur sempre un accontentarsi.

1 Giugno 2003
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