• Gen
    25
    2019

Album

The Leaf Label

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Senza considerare collaborazioni, tra le altre anche quelle con (il fu) Antony e con il nostro Teho Teardo, e progetti a latere, Temporal è il quinto album propriamente detto per la compositrice canadese di stanza a New York e segue a ben quattro anni di distanza Asperities, che a sua volta seguiva a tre il notevole Character – tutti e tre pubblicati da The Leaf Label.

Se il precedente lavoro, Asperities appunto, si basava su tutto ciò che può essere inteso per conflitto o frizione, nella sfera umana così come nella geologia, e andava dunque a confrontarsi con una maggior cupezza rispetto al passato, per mezzo di semitoni e dissonanze, Temporal è stato presentato come «una riflessione sulla transitorietà e sulla natura fragile dell’esistenza». Le tinte, dunque, rimangono abbastanza cupe, squarciate da improvvise scariche di lirismo, ma stavolta il materiale è stato ricavato per la maggior parte da musiche realizzate in origine per accompagnare spettacoli teatrali e di danza. Dalle parole della stessa Julia Kent: «L’ispirazione iniziale è stata più esterna che interiore, in quanto molti di questi pezzi sono partiti come risposta a un testo o a un concept coreografico, ma tutti sembravano provenienti dallo stesso mondo emotivo e quindi aveva senso intrecciarli insieme in un disco». Non si tratta, infatti, a scanso di equivoci, di una raccolta di brani recuperati casualmente dai cassetti, quanto di un insieme dal suono organico, in affascinante divenire.

Last Hour Story è l’episodio più esteso in scaletta, a oltrepassare i dodici giri di orologio, ma è posto subito in apertura, rappresentando sia un’importante introduzione alla sfera dell’opera sia un ben preciso capitolo, quasi una suite dagli ampi movimenti narrativi a parte. Imbalance spicca nella sua unione dal grande pathos fra l’inseparabile violoncello e l’elettronica. Elettronica che, in generale, è stata trattata stavolta negli intenti in maniera più gentile a paragone con Asperities, nonostante per rendere il mood leggermente inquietante e fantasmatico Kent abbia utilizzato sample delle voci provenienti da una delle produzioni svoltesi in teatro, processandoli sino a farli diventare irriconoscibili, semplicemente delle linee sonore perpendicolari alle altre tessiture strumentali. Conditional Futures ha un che di gothness sci-fi, la bella Floating City – con l’aggiunta di tasti altamente evocativi – persevera nel rendere la classica contemporanea un linguaggio per i metropolitani tempi correnti, Sheared lascia agire la melodia delle quattro corde in uno scenario prettamente dark, Through The Window risulta invece inevitabilmente più ariosa e Crepuscolo chiude con ombroso minimalismo.

Temporal conferma qualità che già conoscevamo, nell’elaborazione e nell’esecuzione delle tracce, e garantisce ascolti sulla lunga durata, a dispetto della decadenza – comunque sia “elettrica”, capace di reagire agli stimoli e innescarne ulteriori, mai “spenta” – insita nel suo universale focus tematico.

28 Gennaio 2019
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