• ott
    09
    2015

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GOOD Music

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Sogni di gloria. L’americana Kacy Hill sembra avere un unico obiettivo: riuscire a sfondare nel mondo dello spettacolo. Non importa in che campo, l’importante è guadagnare visibilità. Forse siamo un po’ cinici e prevenuti, ma la ventunenne originaria di Phoenix pare agire partendo più da un incrocio tra fiuto e fortuna, che da un vero richiamo artistico. Dopo aver abbandonato la capitale dell’Arizona per la più redditizia Los Angeles, la Nostra ha fatto gavetta come modella per American Apparel, prima di diventare backup dancer di Kanye West durante il tour di Yeezus. Proprio questa esperienza le ha permesso di entrare in contatto non solo con mister West (che qualche mese dopo l’ha messa sotto contratto per la sua GOOD Music), ma con tutto l’establishment Def Jam (Rick Rubin compreso).

Non ci è dato sapere se la musica sia la più grande vocazione di Kacy Hill, ma possiamo comunque avere un’idea di quelle che sono le sue velleità discografiche partendo da quello che è il suo EP di debutto, BLOO. Il singolo Foreign Fields ci restituisce Kacy Hill nelle vesti di una versione al femminile di James Blake (a proposito, Låpsley l’abbiamo già persa di vista…). Stesso minimalismo piano-soul sporcato di elettronica con tanto di bass-break vibrante e profondo. Per quanto sia un brano tutto sommato ben prodotto (c’è lo zampino di Jack Garratt, uno abituato a muoversi tra certe sonorità), è troppo ancorato a soluzioni stra-battute per fare la differenza nel 2015.

Se l’art pop più astratto non dovesse funzionare, Kacy Hill possiede già il piano B e lo accenna nella successiva Arm’s Length, traccia decisamente più radiofonica che non può non ricordare i brani più diretti di Florence + The Machine. Anche qui, il brano preso singolarmente non sfigura ma risulta difficile individuare, a livello più ampio, una personalità ben delineata che non sia affogata in partenza all’interno di un mercato a dir poco saturo e forse ormai stanco di questo tipo di produzioni. La terza canzone, Shades Of Blue, riporta il discorso su binari maggiormente elettronici regalando qualche sensuale sussulto ad altezza BANKS, mentre i due remix conclusivi (Foreing Fields in una versione witch-trap nelle mani di Yung Gud e Arm’s Length in formato UK-house via Bodhi) non offrono ulteriori spunti di riflessione.

È ancora troppo presto per tirare le somme, ma per riuscire ad emergere come personaggio credibile Kacy Hill ha bisogno di due cose: rifiutare il “ndo cojo cojo” trovando una direzione chiara e precisa, e consolidare una scrittura che sia in grado di competere con il reparto produttivo.

21 ottobre 2015
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