• Dic
    02
    2016

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Concord

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Il 3 marzo del 1585 a Vicenza viene inaugurato il Teatro Olimpico costruito su progetto di Antonio Palladio, con la rappresentazione dell’Edipo Re di Sofocle. L’attesa era enorme, tanto che il teatro è gremito all’inverosimile: oltre 2.000 persone stipate in ogni ordine di posto, contro la disponibilità dei 460 posti a sedere effettivi. La coda per entrare è durata praticamente tutta la giornata, con persone che sono venute da ogni dove per ammirare l’ultimo capolavoro dell’architetto vicentino, ma anche per godersi le straordinarie scene fisse di Vincenzo Scamozzi e la performance sul palco, in un secolo in cui il teatro è stato al centro della vita culturale e sociale d’Europa. Seguendo i racconti dei testimoni dell’epoca, lo spettacolo è riuscito a iniziare solamente all’una di notte ed è terminato, before the dawn, alle prime luci del giorno.

Con i dovuti distinguo, nel mondo del pop qualcosa di simile è stato l’annuncio di Kate Bush di una sua residency all’Hammersmith Apollo di Londra per 22 date durante l’estate del 2014. Una delle voci e delle autrici più importanti dell’Inghilterra del Novecento tornava a calcare un palco dopo 35 anni, ma non solo. Before The Dawn si configurava già dall’annuncio come un’evento senza precedenti nella sua produzione artistica. Assieme a lei, infatti, lo spettacolo vedeva la partecipazione dell’ex direttore artistico della Royal Shakespeare Company Adrian Noble, il lighting design di Mark Henderson (probabilmente il più apprezzato in circolazione in ambito UK), l’italiana Controluce Teatro d’Ombre, un illusionista (Paul Kieve), le marionette affidate a un genio come Basil Twist e il video design affidato a Jon Driscoll (uno che ha già vinto un Laurence Olivier Award per il suo lavoro, prima di arrivare a 40 anni). Con una squadra così, oltre ai musicisti (tutti ottimi, soprattutto John Giblin al basso), è inevitabile che il disco che testimonia quel mese di live sia accreditato KT Fellowship, come della chiesa laica che segue la propria sacerdotessa (e l’atmosfera religiosa torna spesso, non solo per le campane e i monaci in scaletta, ma anche per l’aspirazione all’ascensione che innerva tutto il ciclo di brani).

Sul fronte delle canzoni, Before The Dawn è diviso in tre parti che documentano in tre rispettivi CD i due atti della performance live (su vinile, il secondo atto ha avuto bisogno del doppio dello spazio). Il primo CD, grossolanamente, è una specie di introduzione/best of di brani della Bush che spazia apparentemente senza legame all’interno della sua produzione. Gli altri due CD, invece, sono dedicati a due cicli di brani che appartengono a due momenti distinti della carriera di Kate Bush: il secondo riprende i brani della suite The Ninth Wave contenuta in Hounds of Love del 1985, mentre il terzo espande quella intitolata The Sky of Honey del più recente Aerial (2005). Nonostante la differente provenienza temporale, la resa è omogenea, coesa e davvero efficace lungo tutta la durata della performance, con i brani intervallati da prologhi, intermezzi e dialoghi (scritti in collaborazione con l’autore di Cloud Atlas, David Mitchell), trasformando un doppio ciclo di canzoni in una vera e propria rock opera, con il personaggio principale/Kate Bush che agisce lungo l’arco dell’opera e interagisce con altri personaggi (tra cui anche quello interpretato dal figlio della Bush stessa).

Quello che non funziona, in questa versione su CD (e pare che non ci sarà mai una versione in DVD) è che tutto l’aspetto multisensoriale della performance, e con esso il grande sforzo teatrale, manchi completamente. Allora rimane un pugno di canzoni rese molto bene dal vivo, ma di cui non sentivamo la mancanza in versione live. Così com’è, Before The Dawn sembra un’operazione più per chi c’era, che non per chi non ci è potuto essere. Come andare a Vicenza oggi e cercare di immaginare come fosse quella messa in scena dell’Edipo Re di cui possiamo leggere le recensioni e i resoconti, ma di cui non potremo mai davvero farci un’idea.

 

8 Dicembre 2016
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