• Dic
    01
    2012

Album

Columbia Records

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Il bello di On A Mission e del fenomeno Katy B esploso nel 2011 era stato nel tempismo con cui si era inserito al momento clou del post-dubstep, nel modo in cui aveva partecipato alla svolta di stile con stile, rappresentando la nuova dialettica col pop sulla forma più immediata: una fashion girl capace di reggere il palcoscenico senza l’ambizione di invaderlo, che dava alle nuove luminosità UK step un volto facilmente riconoscibile e ben integrato, una visione attenta alla semplicità dance pop e un certo, indispensabile spessore soulful. Per quanto non le si possano riconoscere i meriti di producing, il suo tratto caratteriale restava comunque l’elemento decisivo, il centro indispensabile intorno al quale orbitavano gli interventi delle altre tessere del puzzle.

Due annate di silenzio, interrotte giusto dall’espressione di solidarietà per Madonna e dall’interpretazione vocale sulla hit di Mosca What You Came For, già non erano un buon segnale. Ma i quattro pezzi del Danger EP, rilasciato in free download questo mese, fanno un’impressione ancora peggiore: tutto si riduce ad anonima partecipazione vocale, una prestazione occasionale per il sollazzo dei producers che si divertono alle sue spalle, con pratiche utili a tutto tranne che a valorizzare il potenziale di Katy. E dire che ci sono le due menti dietro l’album, Geeneus e Zinc, che stavolta peccano di egoismo, con due pezzi house buoni per le nuove indagini Rinse (l’intrattenimento chic di Aaliyah e la spacconeria crack di Got Paid) ma dall’imprinting maschilista. Serviva solo una voce civettuola qualsiasi, e senza l’iniziativa è proprio quello che sembrano Katy B e Jessie Ware. Diplo con Light As A Feather fa anche peggio, aggredendo le possibilità pop-soul della coppia Katy B/Iggy Azalea con un giro acido fidgettoso di cattivo gusto che farebbe eccitare Steve Aoki. La cosa migliore alla fine la fa Jacques Greene nella titletrack, manipolando con devozione spazi e armonie in modo da ritagliarle sulla parte vocale, che infatti sboccia in un sussulto di emozione della migliore tradizione r’n’b al femminile (Faith Evans resta uno dei modelli a cui Katy si ispira). È tutto qui quel che un buon producer dovrebbe fare in questi casi, riscoprire l’umiltà e generare le condizioni ambientali favorevoli per quella che, sulla carta, è l’unica vera protagonista. Restare nell’ombra evidentemente non piace a nessuno, e il risultato è un contraddittorio gioco di forza dove la tecnica calpesta la seduttività. Voleva essere una vetrina di star e talenti, e invece è una smargiassata.

21 Dicembre 2012
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