• ott
    14
    2014

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Irma Group

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Ho visto le migliori menti della mia generazione stringere i pugni per non sanguinare, mentre moltissime persone fanno l’amore con un iPhone” recita Il Manifesto struggente di giovani vampiri. Un occhio più cinico, più distaccato, controbatterebbe forse che no, che sono proprio le migliori menti della nostra generazione a fare l’amore con un iPhone, mentre tutti gli altri stringono i pugni per non sanguinare. Ma è così che vedono il mondo i giovani Kaufman, tra speranza e morbida disillusione, tra astronauti e vampiri, tra amori, bollette e fantasmi, in Le tempeste che abbiamo, nuova fatica discografica data alle stampe lo scorso ottobre.

E tuttavia la citazione di cui sopra riassume bene le atmosfere e le intenzioni del disco, che mira (e a tratti riesce) a descrivere una fase decadente della nostra storia e della nostra quotidianità, con delicata ingenuità e lo sguardo romantico e un po’ naif da giovani osservatori del mondo.

Canzoni che sanno di un’adolescenza ormai sul viale del tramonto, vissuta tra citazioni letterarie e ballate pop: un’estetica musicale a metà strada tra delicatezze chitarristiche smithsiane e ricercatezza lessicale (minata a tratti da una voce molto – forse troppo – “dentro”, scelta che a tratti rende di difficile comprensione i testi) tipica di certa tradizione cantautorale italiana; guardando ai tempi più recenti, impossibile infatti non citare band come Non voglio che Clara e – soprattutto – Amor Fou, vista anche la presenza in cabina di regia di Alessandro Raina, decisiva e palpabile in termini di arrangiamenti e poetica.

I Kaufman si confermano una realtà interessante, anche se ancora in cerca di una personalità precisa e troppo influenzata da una produzione che, se da un lato ne esalta il potenziale, dall’altro risulta forse ingombrante e decisiva per la messa a fuoco delle canzoni. E proprio nelle canzoni sta il vero neo di questo disco: buone sì, ma ancora debitrici verso i propri numi tutelari e senza quel guizzo, quella “imperfezione bella”, in grado di risultare variabile decisiva; qualcosa che ci faccia fare un salto dalla sedia e permetta alla band di compiere il grande passo che sembra avere nelle proprie corde.

2 dicembre 2014
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