• Feb
    25
    2013

Album

Mercury Records

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Kavinsky arriva al full dopo vari EP e remix per la Record Makers dell’amico Mr. Oizo. La sua è una french-house caciarona con qualche tocco di fidget e troppi laser anni ’80 che andavano di moda qualche anno fa, quando i Justice spopolavano con il loro esordio e la Ed Banger innovava con un sound unico. Oggi che la carica è passata, le visioni retrofile del Kav sono quantomeno inopportune.

Con questo disco Vincent Belorgey fa la figura di certe meteore anni ’80 durate lo spazio di un solo singolo e poi esplose. Nessuno più si ricorda di loro, se non a qualche revival party per nostalgici fuori tempo massimo. Kavinsky è e sarà sempre “quello della colonna sonora di Drive“: infatti, l’unico pezzo degno di nota è Nightcall, tratto proprio dalla OST del suddetto cult movie. Per il resto si raccolgono idee stantìe già riproposte in mille remix (Testarossa Autodrive) o si va a parare su sonorità da videogame progressivo (Deadcruiser), che dovrebbero simulare il buon vecchio arcade della Sega che dà il nome al disco.

Il concept potrebbe andare anche bene, ma l’uso di una palette limitata sia sul piano della strumentazione sia su quello degli arrangiamenti (siamo sempre lì a pompare il crescendo con accordi minori e stop and go e niente di più) crea imbarazzo più che valore aggiunto. Per finire, l’uso di un hip-hop scialbo su Suburbia (magari avesse ripreso la lezione dei Motorbass…) o di un electro-rock che vorrebbe essere all’altezza di una manciata di secondi di Tina Turner (First Blood) ma che fa solo peggio, chiudono in bruttezza il cerchio. Kavinsky: una macchietta buona per l’album delle figurine della peggior storia electro.

5 Aprile 2013
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