• Dic
    06
    2012

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RCA

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Quando uscì Tik TokRihanna infilava già da tempo un singolo dietro l’altro,Katy Perry spopolava con il suo pop infantile e la nuova diva assoluta Lady Gagarappresentava l’emblema del marketing dell’eccesso. Ke$ha riuscì ad entrare in questa “elite”, facendosi largo con il motto “la più tra$h sono io”. Un gioco in cui vinceva chi più si avvicinava al nulla e che ultimamente è sfociato in personaggi come Brooke Candy.

Nonostante il grande successo dell’album di debutto Animal, era già chiaro all’epoca che delle quattro (escludiamo la Spears e l’Aguilera in quanto appartenenti ad una generazione precedente e Jessie J, arrivata dopo), l’anello debole a lungo andare sarebbe stata proprio la ragazza di Los Angeles che a tredici anni cantava Karma Police dei Radiohead alla festa della scuola. Dietro alle sembianze da bambola-pop (anche se piuttosto trascurata) sembra infatti battere da sempre un cuore alternative, come dimostrano la collaborazione con i Flaming Lips nell’album The Flaming Lips and Heady Fwends e i guest presenti in questo secondo disco: Iggy Pop, gli Strokes e Patrick Carney dei Black Keys.

Registrato in una decina di studios e prodotto principalmente dal guru dell’electrash-pop Dr.Luke, Warrior si compone di sedici brani (dodici + quattro della deluxe) bloccati all’interno del main$tream pop meno impegnato. La title-track è un concentrato delle sonorità presenti sulle produzioni di Ke$ha: electropop, stacchetti pseudo-rap da bad girl di plastica e dance music da locale zarro (dalla fidget dozzinale al dropstep). Mani nei capelli per il teen-hop su battute electro di C’Mon e per gli abusi – caricaturali – clubcentrici di Wherever You Are e All That Matters (The Beautiful Life). Party-anthems come Die Young (la Perrysempre nell’ombra) e Supernatural possono anche funzionare nei loro contesti di riferimento, ma rimangono la soundtrack ufficiale del vuoto intelettivo.

Nella parte centrale del disco i ritmi, finalmente, rallentano. Finalmente inteso più che altro come respiro di sollievo dopo mezzora di musica da autoscontri, perchè la ballad Wonderland ha il sapore del disney-pop più insulso. Ke$ha afferma che la sua missione all’interno di Warrior è quella di far resuscitare il rock sotto forma di musica pop e ci prova in due occasioni: Dirty Love, l’imbarazzante brano con Iggy Pop – che evidentemente sta iniziando ad accusare gli anni – e Only Wanna Dance With You, dove Fab Moretti e Julian Casablancas si prestano ad un compitino autocitazionista in modalità light sul quale Ke$ha si trasforma in Pink. Il tanto decantato incontro artistico con i Flaming Lips all’interno di Warrior alla fine si concretizza esclusivamente (You Control My Heart è stata esclusa dalla tracklist) con Past Lives, brano presente nella deluxe version in cui emerge chiaramente l’incapacità di Miss Sebert di rendere interessante anche una traccia meno banale di altre.

Considerate le intenzioni e le frequentazioni, Ke$ha poteva aprirsi completamente verso qualcosa di diverso ed invece siamo nuovamente di fronte all’ennesimo prodotto creato utilizzando lo stampino di Dr.Luke, già co-responsabile dell’ultimo flop artistico di Marina & The Diamonds.

6 Dicembre 2012
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