• Mar
    18
    2014

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Arts & Crafts

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Prima di parlare di Darlings, il nuovo album di Kevin Drew dei Broken Social Scene, occorre fare un po’ di cronologia. L’ultimo disco della band madre, Forgiveness Rock Record, risale al 2010; gli esperimenti Broken Social Scene Presents… sono da collocarsi ancora più indietro, con Spirit If… dello stesso Drew registrato nel 2007 e il successivo Something For All Of Us di Brendan Canning nel 2008. Poi, alcune dichiarazioni che hanno messo fine (anche se non in maniera definitiva) all’avventura del collettivo, a cui si sono succedute un paio di reunion dal vivo, nonché varie partecipazioni a progetti estemporanei.

Tutto questo serve per chiarire che Darlings, nonostante la solita carrellata di ospiti e colleghi illustri – Charles Spearin e Ohad Benchetrit (Do Make Say Think, Broken Social Scene), Dean Stone (Apostle of Hustle), giusto per citarne un paio -, è il primo album nominalmente solista di Kevin Drew. Una premessa affatto trascurabile, vista la natura ubiqua e poliforme che da sempre caratterizza la formazione canadese: un disco che serve presumibilmente a fare il punto sul percorso compiuto fino ad ora, così come ad inaugurare una nuova identità – seppur ancora indissolubilmente legata al passato – di musicista e autore. Darlings si concentra infatti sulla scrittura, focalizzandosi su aspetti che riguardano la memoria, il tempo, la società, la vita: dodici canzoni che spaziano dall’auto analisi a descrizioni macro-sociali, con particolare attenzione a temi quali la libertà individuale e l’amore.

Perno di tutte le tematiche, così come sintesi dei suoni e della direzione generale del disco, è senz’altro Good Sex, scelto non a caso come singolo di lancio. Un brano che, metodologicamente parlando, riprende per filo e per segno l’estetica del collettivo d’appartenenza (i già citati ospiti, l’esperienza aperta e slegata da qualsiasi imposizione), e che, in più, porta ad un livello successivo la stessa attitudine post, quella che ha reso la parabola dei Broken Social Scene una realtà musicale fondata su ricerca e sperimentazione. Good Sex è dunque un manifesto synth-wave che contiene in egual misura solennità e candore, magniloquenza pop-rock e stupore indie. L’approccio mischia sapientemente atmosfere e umori, alternandoli a grandi episodi di puro pop – ad esempio nei languori glam-soul di It’s Cool o nel robotico refrain di Mexican Show Party – a tappeti electro-wave, come dimostrano il crescendo irresistibile di You Gotta Feel It e le ritmiche leggere di First In Line. Quest’ultime evidenziano al meglio la facilità impressionante con cui Drew riesce a scrivere vere e proprie hit, rendendo l’album non solo incredibilmente coeso, ma anche pieno di potenziali singoli (Bullshit Ballad, Body Butter). Il tutto unito a melodie epidermiche e cura maniacale per gli arrangiamenti, anche se il vero valore di Darlings è un altro, ovvero la capacità di descrivere la realtà attraverso i testi, fotografando con le canzoni attimi di riflessione non soltanto personale e privata, ma anche psico/socio/sessuale.

Il risultato? Brani in perfetto equilibrio tra forma e contenuto, plastici, sintetici, ma soprattutto liberi da ogni banalità e concessione al mainstream. A fine ascolto, quello che colpisce maggiormente è la sensazione di avere a che fare esattamente con il disco che Drew aveva in mente: in altre parole, un album complesso e leggero al tempo stesso, onesto e fortemente voluto. Darlings è “una celebrazione di ricordi, un’epopea dell’amore e del sesso, della crescita e della crisi, nella mia vita e nella società attuale. […] Spero che vi piaccia e se non sarà così datelo a chi potrebbe apprezzarlo”.

17 Marzo 2014
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