• Nov
    01
    2012

Album

Atlantic Records

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Il primo approccio con il termine “redneck” lo ebbi in adolescenza grazie al videogioco Redneck Rampage, ironicamente ambientato nel Sud degli Stati Uniti e pieno di tutti gli stereotipi che ruotano attorno ad un universo ben rappresentato da personaggi come Cletus dei Simpson o Ansel Smith del recente film Killer Joe. Nell’ambiente musicale probabilmente nessuno – provenienza geografica a parte – incorpora tutte le caratteristiche redneck meglio di Kid Rock: rozzo, ignorantone, conservatore e amante dei motori tanto da autodefinirsi un “redneck, rock and roll son of Detroit”.

Nato come rapper di serie z e successivamente convertito con grande fortuna (Devil Without a Cause del 1998 raggiunse cifre di vendita clamorose) in MTV rap-zarrrocker, Robert James Ritchie/Kid Rock nell’ultimo decennio ha intrapreso un processo di countryzzazione che gli ha regalato parecchie soddisfazioni (prima dell’agghiacciante tormentone All Summer Long per l’italiano medio era solo “uno che è stato con Pamela Anderson”).

A due anni di distanza da Born Free, Mr.Rock in compagnia della sua fedele – e piuttosto preparata – Twisted Brown Trucker Band, torna con quello che è il nono album in carriera: Rebel Soul. Dopo due lavori che hanno visto due guru del plastic-rock come Rob Cavallo e Rick Rubin in cabina di regia, Robert – in copertina ritratto in modalità pappone – questa volta ha preferito accantonare big producers e fare tutto, o quasi, da solo.

Il concentrato di country-rock, blues e atmosfera southern affiora già nell’iniziale Chickens In The Pen seguita dal singolo di lancio Let’s Ride, che oltre ad essere un pasticcio assoluto tra riff AC/DC e chorus late-RHCP è contemporaneamente sia un tributo alle truppe militari statunitensi, sia uno dei brani manifesto della campagna elettorale di Mitt Romney. Esplicativo il commento su Youtube “This song made me PROUD to be an AMERICAN! Mitt would have won the election, hands down if this would have been his theme song!!!!!”: in una mano la Stars & Stripes, nell’altra il fucile.

Kid Rock sa bene dove colpire e non c’è dubbio che il – suo – pubblico apprezzerà anche questa nuova scorpacciata di riferimenti ad Uncle Sam, a Detroit (Detroit, Michigan) e alla glorificazione del ruuuock (God Save Rock & Roll, Mr.Rock annd Roll). Musicalmente insegue ancora Bob Seger e un certo swamp rock anni ’70 prendendo in prestito (da C.C.R e dintorni) più o meno velatamente melodie e giri chitarristici. Fanno eccezione il comeback in territori rap-rock (comunque sporcati di fango southern-soul) di Cucci Galore e l’oscena ballad in autotune The Mirror. Il re dei redneck è lui e ci tiene a precisarlo in Redneck Paradise, anthem campagnolo per eccellenza (“And when you’re here you’re free and clear to drink beer and dance all night, that’s right. Cuz no one’s uptight in Redneck Paradise”).

Il problema di Rebel Soul, e più in generale di qualsiasi cosa uscita a suo nome, non è tanto l’aspetto musicale (il disco è derivativo e obsoleto ma a tratti si fa anche ascoltare) quanto quel misto di patriottismo e di superficialità spicciola che caratterizza in lungo e in largo i suoi prevedibili quanto ripetitivi testi.

29 Novembre 2012
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