• Nov
    01
    2010

Compilation

Self Released

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Prendete l’electronica colta e quella tamarra, il cantautorato della tradizione italica, il free-jazz (verrebbe da dire punk-inglese…), un po’ di hip hop e noise, cineserie e giapponeserie exotiche varie, un’infinita fantasia e un eclettismo fuori dal comune. Prendete tutto questo e shackerate, e prima di servire aggiungete uno sguardo sul mondo da Caserta, monnezza e reggia. Avrete un’idea approssimata per difetto di quello che sono i Klippa Kloppa, “musica italiana collettiva”, di quello che sono stati da dieci anni a questa parte, durante i quali hanno (auto)prodotto nove album di pop purissimo. Perché questa è l’essenza ultima della loro idea di musica.

Per celebrare e celebrarsi ripubblicano tutti i loro dischi (comunque disponibili in libero download sul loro sito) in un cofanetto cartonato. Ed è curioso notare come tutta questa messe di idee (e ce ne sono tante) ha attraversato il decennio che abbiamo cominciato a chiamare “anni zero” senza mai emergere del tutto. Un po’ è colpa loro, che non che dimostrino tutta ‘sta voglia, ma molta è colpa nostra che ci siamo impigriti, come critici e come ascoltatori. Già avevamo segnalato Klippa Kloppa/Soundish/Tottemo Godzilla Riders del 2007, che aveva fatto citare tanto Robert Wyatt e Robert Smith, quanto John Zorn e Ikue Mori. Dentro all’ultima fatica, Dio, oltre a tutto questo, si trova quello che di buono è stato prodotto in Italia negli ultimi anni, cantautorato e indiemondo compresi e compressi dentro a Canio Loguercio e Ivan Graziani in versione 2020, infarciti di almeno altre venti influenze.

Dai dieci anni di attività della musica collettiva italiana dei Klippa Kloppa emerge uno sguardo g-local: Caserta e il meridione come centro del mondo, metafora definitiva del pop globale, meticciato e world, euro e afro, oriente e occidente. Il loro sito e la loro radio in streaming come la Tin Pan Alley del prossimo millennio.

20 Dicembre 2010
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album

Klippa Kloppa 2000 – 2010

artista

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