• Giu
    01
    2014

Album

Storm

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Chi segue attivamente la scena martial/neofolk attuale non potrà che drizzare le orecchie davanti a questo progetto appena nato che vede tra le sue fila due membri di eccellenza, ovvero Michael Moynihan (Blood Axis, Blood Conspiracy, Boyd Rice And Friends, Sleep Chamber) e la moglie Annabel Lee (anche lei militante nel progetto Blood Axis ed ex membro delle Amber Asylum, collaboratrice del progetto di Markus Wolff Waldteufel e membro del collettivo Witch-Hunt, nome dato all’unione dei progetti Blood Axis, In-Gowan Ring ed il suddetto Waldteufel quando si esibirono in una data live nel 2001), accompagnati in questa nuova impresa dal chitarrista americano Dono Schabner.

Accantonate le diverse controversie ideologico-musicali che da sempre aleggiano attorno al personaggio di Moynihan, quest’ultimo ritorna sulle scene musicali con un combo volto a far rivivere la musica tradizionale, in particolare quella irlandese. Il trio porta il nome di Knotwork, un riferimento ai “Celtic Knots”, cioè “nodi celtici”, un tipo di decorazione tipica dell’arte celtica consistente in un intreccio di forme stilizzate che ricordano, appunto, dei nodi attorcigliati. Tradizionalismo evidente sin dal nome stesso del progetto, ed elevato ancora di più grazie alla strumentazione utilizzata: Annabel si occupa ovviamente del violino o “fiddle”, termine colloquiale usato in ambito folk per indicare lo strumento, solitamente quelli di struttura più minuta rispetto al violino tradizionale; Michael invece canta e suona il bodhrán (letteralmente “vassoio di pelle”), un tamburo a cornice sul quale viene tirata una pelle di animale (capra, asino o canguro) sostituita oggi anche con pelli sintetiche e facente parte della strumentazione tradizionale irlandese. L’altro lato dell’intelaiatura è scoperto: il suonatore introduce una mano nell’apertura per sorreggere il tamburo e controllarne timbro ed intonazione. Il bodhrán viene suonato percuotendolo con un piccolo mazzuolo di legno arrotondato ad entrambe le estremità, che il suonatore tiene tra pollice ed indice. Il timbro del bodhrán è grave e trova il suo massimo impiego nelle danze a tempo veloce, tipicamente i reel. Nuovo per la scena folk, il canadese Dono Schabner, precedentemente impegnato in diversi collettivi jazzistici, presta infine le sue abilità chitarristiche al progetto.

Il risultato dell’incontro dei tre artisti è questo primo EP chiamato 3×3, prodotto dalla Storm Records dello stesso Moynihan (sotto la sua egida, giusto per fare un po’ di nomi, sono passati Allerseelen, Sangre Cavallum, Changes) ed uscito nel novembre del 2014 in un’edizione limitata in vinile 7” a 45 giri di colore blu o nero (entrambe le versioni vedono una stampa limitata a 250 copie). Sulla facciata anteriore del 45 giri troviamo il logo della band ed un tipico Celtic Knot di forma rotonda, mentre sul retro troviamo i credits ed un’immagine del gruppo mentre suona in una stanza a Greve del Chianti, in Toscana. Tra i credits viene ringraziata la Tesco (che ha distribuito l’album) e Luke Tromiczak del collettivo Blood And Sun. Il vinile si compone di tre tracce: la prima occupa tutto il Side A e le restanti due, registrate live durante un concerto del collettivo al St. Vitus di Brooklyn, compongono invece il Side B-1 e B-2. Registrate durante il 2013, vedono al mastering e al missaggio due nomi d’eccezione: Colin McCaffrey (musicista e compositore folk del Vermont) e Robert Ferbrache, proprietario della Absinthe Studios di Westminster, Colorado, e collaboratore di svariati progetti tra i quali Blood Axis, Changes, Human Head Transplant e Soul Merchants.

Parlare di un album che nel suo complesso dura meno di dieci minuti è alquanto riduttivo, almeno in termini musicali: i tre pezzi consistono in ballate dal sapore tipicamente irlandese, eseguite con grande cura stilistica ed abilità compositiva. Ciò che mi preme di più fare è dar voce alle storie che questi tre brevi componimenti portano con sé, nella vera tradizione popolare che qui viene rispolverata in grande stile, quando la musica era un veicolo per storie fantastiche, o per esaltare personaggi ed avvenimenti realmente accaduti. E’ il caso, quest’ultimo, del primo pezzo che compone il lato A del vinile, intitolato Heenan & Sayers. Il riferimento va al personaggio di Jhon “Camel” Heenan, un atleta di boxe a mani nude americano vissuto nell’800 e noto soprattutto per il suo incontro con l’inglese Tom Sayers. Fu il secondo incontro della sua carriera, costellata soltanto da tre combattimenti, due dei quali persi. L’unico che finì in parità fu proprio quello contro Sayers, visto che lo scontro terminò nel caos provocato dalla folla di spettatori che irruppe sul ring, costringendo la polizia ad intervenire e successivamente all’arbitro di dichiarare la parità. Il “Big Fight”, così chiamato dalle cronache dell’epoca, fu l’evento di boxe clandestina più in vista dell’epoca, nonché il primo scontro per il titolo di Campione Del Mondo che la storia della boxe ricordi. L’incontro si svolse a Farnborough, nell’Hampshire, il 17 aprile 1860 e durò per 42 round, più di due ore di lotta ininterrotta alla fine delle quali Heenan aveva un volto irriconoscibile per via dei pugni e Sayers un braccio inutilizzabile. Il culmine si ebbe quando Heenan tentò di strangolare Sayers sulle corde del ring, le quali si spezzarono e permisero alla folla di entrare nel ring, con l’incontro poi sospeso dall’intervento della polizia. L’arbitro assegnò un pareggio, anche se la decisione venne contestata. Heenan chiese più volte una rivincita, ma le condizioni del braccio di Sayers resero la cosa impossibile. Musicalmente, l’atmosfera di sangue, sudore e botte viene ricreata alla perfezione, con la ripresa di questa tradizionale ballata irlandese da bettola nebbiosa con la quale Moynihan narra le gesta dei due nerboruti contendenti, un moderno cantastorie che scandisce il suo racconto tra il tamburo altalenante, la chitarra che vibra e danza su tipici passaggi irish e il violino che dona melodia al tutto.

Passando al lato B troviamo invece i due pezzi registrati live durante uno dei tanti concerti che il progetto sta portando avanti da due anni a questa parte, quasi sempre esibizioni intime e dal forte impatto “popolare”. Il primo è Kwernknurren, un’interessante ballata che mette in risalto le abilità stilistiche di Annabel al violino (il pezzo è stato scritto da Mari Eggen, virtuosa del “fiddle” e fautrice di brani tradizionali norvegesi assieme alla collega Helene Hoye). Il titolo rimanda ai Kvernknurr, creature della mitologia norvegese che abitano mulini, frantoi e ruscelli. Sono noti per le loro enormi fauci, che tengono costantemente aperte, tanto da permettere di costruirvi sopra intere strutture. Come tutte le creature del Piccolo Mondo, amano spaventare gli umani e nascondersi nei luoghi più impensati. Subdoli e fugaci come il violino di Annabel, queste creature si fanno portavoce di un’intenzione più ampia nel progetto di Moynihan, volto in questo senso a ripercorrere leggende e storie di diversa provenienza. L’ultimo pezzo è invece nuovamente debitore verso la tradizione, questa volta scozzese: Twa Corbies è il nome dato alla versione scozzese della classica ballata folk inglese The Three Crows, che si trova nel libro Melismata compilato da Thomas Ravencroft e pubblicato nel 1611. La ballata racconta di tre corvi che discutono su dove e cosa mangiare. La loro scelta cade sul cadavere fresco di un cavaliere, ma questo non può essere avvicinato per via dei suoi fedeli animali che ne proteggono il corpo. Successivamente, la donna del cavaliere, probabilmente incinta, si avvicina al corpo, ne bacia le ferite e lo porta via con sé, sotterrandolo e togliendo infine ai corvi il loro bramato pasto. La versione scozzese che qui si è scelta di musicare (bellissima ballata, sentita ed emozionante, esempio lampante della complicità musicale del trio, con ogni membro egregiamente impegnato a dare il suo contributo al pezzo in un quadro finale completo ed avvincente) usa invece toni più cinici ed oscuri: i corvi sono soltanto due, e invece di parlare della lealtà del cane e dell’aquila (gli animali fedeli al cavaliere), descrivono come invece questi ultimi lo abbiano abbandonato dopo la morte, mentre la donna del cavaliere si è già consolata con un altro uomo. I due corvi pregustano quindi un buon banchetto con il corpo del cavaliere, visto che a nessuno interessa della sua morte e visto che nessuno sa dove il corpo si trovi. E qui parte anche una descrizione molto sanguinosa e precisa di come verrà mangiato il cadavere.

Nell’arco di poco meno di dieci minuti, i Knotwork raccontano, rievocano, musicano tradizioni passate da riscoprire e respirare tra le magiche note di un trio di formidabili musicisti. Aspettiamo con trepidazione un esordio sulla lunga durata.

17 Marzo 2015
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